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mercoledì 2 ottobre 2013
la restaurazione
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domenica 21 ottobre 2012
La condizione femminile
La
società pakistana è fortemente patriarcale: molte donne conducono una vita
ancora tradizionale e quindi hanno poche possibilità, a parte la speranza e il
desiderio, di poter intraprendere la carriera professionale. Le statistiche
rivelano che solo il 14% delle donne ha frequentato le scuole e gli ultimi dati
denunciano come su 15 dei 75 distretti del paese, solo l'1% delle donne sappia
leggere e scrivere.
Nelle
famiglie di tradizione
musulmana, superata l’età della pubertà, le donne osservano il purdah, sono
cioè tenute lontane da qualsiasi uomo al di fuori della famiglia e quando si
incontrano degli sconosciuti, alla donna è consigliato di non incrociare gli
sguardi, di mantenere una conversazione formale e di non avventurarsi in lunghi
discorsi.
Se la
famiglia può permettersi di fare
a meno che lavorino, stanno sempre in casa. Quando escono sono velate (spesso
coperte dalla testa ai piedi dal burqah,
il costume tradizionale). Quando si sposa la donna entra nella famiglia del
marito; a lei tocca anche portare una cospicua dote, che può significare
indebitamento a vita per l’intera sua famiglia (motivo per cui le donne sono
meno gradite dei maschi).
Il Pakistan
presenta uno tra i più bassi rapporti numerici tra maschi e femmine, il che
sembra indicare la diffusione delle pratiche di abbandono e a volte di
infanticidio delle femmine: nelle aree più degradate del paese, la nascita di
una bambina viene ancora considerata una "disgrazia", anche perché la
povertà dell’alimentazione infantile ovviamente la condanna più facilmente di
un maschio alla morte prematura. Generalmente una donna si sposa a 14 anni e
porta avanti diverse gravidanze complete. I tentativi delle organizzazioni
nazionali e internazionali di diffondere la conoscenza e la pratica dei
contraccettivi nell’ambiente femminile si sono scontrati con la concezione
tradizionale del ruolo della donna nella famiglia, fortemente radicata sia in
città che in campagna.
Il Corano
ribadisce il diritto delle donne all’educazione e alla indipendenza economica,
alla proprietà e all'eredità individuale separatamente dal consorte; la
legislazione pakistana accoglie molti contributi della legge islamica, ma le
consuetudini e le tradizioni della comunità locale tendono a prevalere sul
diritto, limitandone gli spazi. Ad esempio presso i Pathan le donne non possono
possedere o ereditare case e terreni, come non è richiesto il loro consenso
alla domanda di matrimonio, e non possono decidere alcunché sulla casa che
condivideranno con il marito, né chiedere il divorzio per qualunque motivo.
Nel Beluchistan
e nella Provincia
di Frontiera del Nordovest, è rarissimo incontrare delle donne per strada e
quelle che vi si avventurano indossano rigorosamente la burqah oppure il
chaddar (Un velo che si avvolge intorno alla testa e al corpo e lascia visibili
solo gli occhi). La segregazione è meno diffusa nelle campagne, dove le donne
lavorano come gli uomini nei campi, svolgendo il 75% del lavoro agricolo del
paese.
Dopo
l’indipendenza, i diritti delle donne
sono aumentati gradualmente, ma sono stati repressi durante la
dittatura del generale Zia.
Tenendo
conto del persistente tradizionalismo e del sistema
educativo che si fonda su di esso (penalizzando fortemente le donne), è
sorprendente vedere quante di esse siano comunque riuscite a farsi strada al
vertice della carriera medica, legale o universitaria e detengano posizioni di
rilievo, come il primo ministro Benazir
Bhutto.
Nei
centri urbani moderni, il benessere economico e sociale ha garantito la libertà
dai condizionamenti della tradizione. A Karachi,
Islamabad
e Lahore
le donne degli ambienti acculturati e d'élite sono solite uscire in strada
senza velo e usano vestire all'occidentale in casa. Esistono associazioni per i
diritti delle donne, che si concentrano, però, principalmente nelle aree urbane
e che hanno avuto finora un impatto limitato
Pakistan, rapporto shock sulla condizione delle donne nel nord-ovest del Paese
Un’associazione ha raccolto le testimonianze
di terribili abusi e violenze – Un rapporto dell’associazione che difende i
diritti umani Khwendo Kor, “casa delle sorelle” in lingua pashtu, finanziato
dalle Nazioni Unite, racconta gli orrori a cui sono sottoposte le donne nei
distretti tribali pashtun nel nord-ovest del Pakistan. I risultati della
ricerca sono stati pubblicati oggi dal quotidiano The Express Tribune.
Le operatrici dell’associazione hanno raccolto le
testimonianze delle donne che vivono nei campi profughi allestiti dai militari
per gli sfollati dalle aree teatro di scontri tra ribelli islamici ed esercito
pakistano. Ne emerge una condizione femminile allarmante: prestazioni sessuali
estorte in cambio di cibo, violenze, matrimoni forzati e delitti d’onore. In
questi campi, le donne sole, vedove o nubili, diventano le vittime privilegiate
di ogni abuso maschile.
L’indagine contiene innumerevoli testimonianze di
violenze gratuite, come quella di una ragazza che ha raccontato che un gruppo
di talebani hanno tagliato il seno a una donna che stava allattando e hanno
costretto le donne presenti a mangiarne i pezzi.
La cosiddetta Federazione di aree tribali (Fata),
situata lungo il confine con l’Afghanistan e considerata la roccaforte del
terrorismo islamico internazionale, è un’area caratterizzata da una profonda
arretratezza economica e dalla presenza di folti gruppi talebani. Qui le donne
non hanno diritto né alla proprietà né a rivolgersi ad un tribunale e gli abusi
maschili sono ben radicati nella mentalità tradizionale.
Pakistan, 675 donne uccise nel 2011 per questioni di ”onore”
In Pakistan, secondo la Human
Right
Commission of Pakistan, almeno 675 donne e ragazze sono state ammazzate
nei primi nove mesi del 2011 per aver disonorato le proprie famiglie. Tra le
vittime, 71 avevano meno di 18 anni.
Questo tipo di delitti avvengono nelle comunità
dove il concetto di onore e vergogna è strettamente legato ai comportamenti sia
individuali sia delle famiglie, in particolare delle donne. Sono le assemblee
tribali locali a decidere se una donna è una ‘kari‘, letteralmente ‘donna con macchia’.
Circa 450 donne uccise quest’anno tra gennaio e
settembre hanno perso la vita perché accusate di avere avuto ‘relazioni
illecite’ e 129 di essersi sposate senza permesso.
L’unico modo per ristabilire l’onore della famiglia
è quello di uccidere la ‘kari‘.
Secondo la HRC,
19 sono state uccise dai propri figli, 49 dal proprio padre, e 169 dai mariti.
I Buddha di Bamiyan
Nel marzo 2001 i talebani ordinarono la distruzione delle due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, una alta 38 m e vecchia di 1800 anni, l'altra alta 53 m e vecchia di 1500 anni. L'azione fu condannata dall'UNESCO e da molte nazioni di tutto il mondo, compreso l'Iran.
L'azione - in
palese contraddizione con un precedente restauro dei due capolavori, attuato
dal governo talebano - fu giustificata con l'intenzione di distruggere idoli,
nonostante la plurisecolare e stratificata tradizione islamica di non eliminare
tracce di passate culture religiose, specialmente se valide sotto un generale
profilo culturale.
La distruzione
delle statue del Buddha
a Bamiyan sembra quindi ricollegabile alle forti polemiche col mondo
occidentale (particolarmente attento ai valori dell'arte, sacra o profana) e
alle tensioni derivanti dalla politica dell'ONU collegata alla produzione dell'oppio in Afghanistan.
Le donne
La politica dei
talebani prevedeva la proibizione del lavoro femminile e l'esclusione delle
ragazze da forme di istruzione mista.
Un rapporto
dell'UNESCO
dichiarò che: «L'editto dei talebani sull'educazione femminile ha portato ad un
calo del 65% nelle loro iscrizioni. Nelle scuole gestite dal Direttorato
dell'Educazione, solo l'1% degli studenti è composto da ragazze. Anche la
percentuale di insegnanti donne è scivolata dal 59,2 per cento del 1990 al 13,5
per cento del 1999».
Un portavoce
dei talebani sostenne che: «Le strutture sanitarie per le donne sono aumentate
del 200% durante l'amministrazione dei talebani. Prima che il Movimento
Islamico dei talebani prendesse il controllo di Kabul, c'erano solo 350 letti
negli ospedali della città. Attualmente ci sono più di 950 letti per le donne
in ospedali a loro riservati».
I sostenitori
dei talebani suggeriscono che la depressione e gli altri problemi che
affliggevano le donne afgane erano il risultato della estrema povertà, degli
anni di guerra, dell'economia disastrata, e del fatto che molte si trovavano ad
essere vedove di guerra, e non potevano più provvedere alle loro famiglie senza
qualche forma di aiuto internazionale.
Per uscire di
casa dovevano utilizzare il burqa, un abito spesso e molto lungo che copre tutto il corpo
fino ai piedi, e lascia solo una piccola reticella davanti agli occhi per
vedere. Le bambine dovevano usare il chador, un velo che
copre solo il capo. Le donne per uscire di casa dovevano essere accompagnate da
un uomo.
Chi sono veramente i Talebani?
Nel 1979 con
l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS, gli Stati Uniti e il Pakistan
hanno finanziato scuole coraniche per formare una valida opposizione al regime
comunista: da quest’esperienza si sono formati i Talebani (che in lingua pashtu
significa "studenti").
Nel 1994 i
Talebani sono riusciti ad occupare e conquistare le regioni meridionali
dell’Afghanistan.
Hanno preso
Kabul nel 1996 ed hanno costretto le autorità, il presidente Rabbani e le forze
di Messud ad andare via. Così sono riusciti a salire al governo.
Oggi governano
il paese attraverso il loro leader Mullah Mohamed Omar e controllano il 90% del
territorio afghano. La Sharia,
ossia le leggi del Corano, è la fonte ispiratrice per il governo e per
l’amministrazione della giustizia di questo paese. I Talebani si fanno chiamare
studenti, ma in realtà sono analfabeti: a scuola imparano a memoria i testi
sacri senza conoscerne il significato; Osama bin Laden parla solo il pashtu, ma
trova molte difficoltà a scriverlo; amministra i soldi dello stato, che per lo
più derivano dalla vendita di pasta di oppio, e li conserva in una cassetta
sotto il suo letto.
L’Afghanistan è
tornato indietro con il tempo, è tornato al VII – VIII secolo d. C.; i suoi
abitanti non sono più liberi, sono state abolite le feste, anche quelle di
matrimonio, la televisione e le radio (esiste solo una radio che per il 90%
trasmette versetti del Corano); le donne non possono portare le scarpe con i
tacchi, perché distolgono e provocano gli uomini, e non possono andare a
scuola; i bambini non possono far volare gli aquiloni; sono state introdotte
pene quali l’amputazione degli arti.
La grande lezione di Malala
Gli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono 8 punti che i 191 paesi membri delle
Nazioni Unite si sono impegnati a realizzare entro il 2015, questi obbiettivi
sono:
Sradicare
la povertà estrema e la fame
Rendere
universale l'istruzione primaria
Promuovere
la parità dei sessi e l'autonomia delle donne
Ridurre la
mortalità infantile
Migliorare
la salute materna
Combattere
l'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie
Garantire
la sostenibilità ambientale
Sviluppare
un partenariato mondiale per lo sviluppo
Come ho
riportato spesso nei miei articoli, il SIPRI (Istituto di Ricerche per la Pace di Stoccolma) in uno
studio relativo all'anno 2008 stimò che con il solo 10% dei soldi destinati
alle spese militari si potevano, per quell'anno, realizzare tutti gli 8
Obbiettivi del Millennio. Molte persone percepiscono i grandi problemi del
nostro pianeta come fattori importanti ma lontani dalle loro vite, altri
subiscono un forte senso d'impotenza come se, nonostante ogni nostra buona
azione, non si potesse far niente di concreto per intaccarli poiché tutto è in
mano a volontà superiori. Eppure sono molte le iniziative da sostenere a favore
della riduzione delle spese militari o per un totale disarmo. In Sardegna c'è
un movimento che si batte per far conoscere quello che succede al Poligono
Sperimentale e di Addestramento Interforze. Il gruppo face book Via le armi da
Capo Teulada e Quirra chiede la sospensione della presenza militare e denuncia
gli allarmanti dati riguardo all'inquinamento ambientale, le malattie e le
morti di tumore. Molte sono le organizzazioni in Italia che si occupano di
povertà, sostenibilità ambientale, malattie e parità di genere. Parlare di
diritti umani è doveroso, non ha niente di astratto, è la vita, quella nostra
che non è separata da quella degli altri e dall'ambiente. Vivere con obbiettivi
che riguardano il miglioramento di tutti è di per sé un'azione che aumenta la
qualità della nostra stessa vita. Bartolomeo Vanzetti affermava: "lo
voglio un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni
cuore, luce per ogni ignoranza". Circa un secolo dopo, ai nostri giorni,
in Pakistan una ragazzina di 14 anni, Malala Yousafzai, dal suo blog chiede che
sia garantita l'istruzione per i bambini del suo paese, le sue parole sono:
"Dateci penne oppure i terroristi metteranno in mano alla nostra
generazione le anni". Malala è un’attivista per i diritti umani e si batte
in particolare per il diritto allo studio delle bambine, lei stessa è poco più
che una bambina. Malala è convinta che l'istruzione sia un diritto primario
fondamentale per la pace del suo paese. Questa ragazzina, proprio per le sue
affermazioni, è ritenuta pericolosissima dal regime talebano pakistano. Il 9
ottobre scorso è stata colpita alla testa da un cecchino ed è tuttora in
ospedale attaccata ad un respiratore. Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani
pakistani, ha rivendicato l'attentato dicendo che la ragazza "è il simbolo
degli infedeli e delle oscenità'' e ha aggiunto che se Malala sopravvivesse
sarà in futuro oggetto di altri attentati. Un popolo istruito dove le normali
condizioni di vita sono garantite non ha certo ragione di vivere in guerra e
questo lo sanno bene i talebani come qualsiasi regime o nazione che ha come
scopo l'arricchimento personale tramite la vendita di anni e lo sfruttamento
delle materie prime. Siamo noi che votiamo, nella seppur contorta legge
elettorale del nostro paese, i nostri rappresentanti. Abbiamo il diritto di
sapere quali opinione i politici abbiano verso le spese militari, abbiamo ben
diritto di protestare, come ieri hanno fatto i ragazzi, contro i tagli
all'istruzione e contro le assurde spese del governo come quelle riguardo
l'acquisto di F35.
Malala
lotta in questo momento per la sua vita, questa ragazzina ha NATURALMENTE messo
a disposizione la sua esistenza per una grande causa. Pensando a questi momenti
mi viene in mente la canzone dei Nomadi "Ricordati di Chico" che
diceva "Non si uccide la vita, la memoria resta".
Malala ci
sta dando una grande lezione, una piccola giovanissima donna che si è alzata da
sola nella lotta contro chi ha anni e semina il terrore in quelle regioni e nel
resto del pianeta. Non possiamo, se vogliamo coltivare la nostra umanità,
essere indifferenti a questa ragazza come suggerisce Barbara Collevecchio da II
Fatto Quotidiano raccontate la sua storia ai vostri figli. Parliamo di lei,
facciamo circolare il più possibile la sua volontà perché, per quanto i
talebani siano forti e armati, la memoria è assolutamente più potente dei loro
mitra.
Sabrina
Ancarola 13 ottobre 2012
Onu lancia petizione per Maiala: difendiamo il diritto allo studio
Londra - Ha fatto commuovere tutto
il mondo la storia di Malala Yousafzai, la giovane quattordicenne pakistana ora
in fin di vita dopo un attentato dei talebani. Le hanno sparato perché da tempo
era un personaggio scomodo: Malala era infatti diventata famosa per aver
scritto un diario, divulgato dalla Bbc, dove rendeva note tutte le ingiustizie
subite nel suo Paese.
Ora la
giovane è in fin di vita, e l'Onu lancia una petizione per sostenerla e
difendere il diritto allo studio, diritto che ha sempre sostenuto anche lei. "Garantire a ogni bambino il diritto di
andare a scuola è da tempo una delle mie passioni - spiega Gordon Brown, inviato dell'Onu ed ex premier britannico-. L'istruzione interrompe il ciclo della
povertà e può garantire migliori condizioni di salute e prospettive di lavoro.
E' arrivato il momento di lanciare una campagna e di mettere l'istruzione al
primo posto".
"Dopo l'aggressione il mondo si è
mobilitato per sostenere Malala. Definendo la lotta per garantire l'istruzione
"oscena" i talebani hanno provocato una reazione a livello mondiale e
una 'petizione globale' per chiedere più diritti per le bambine", ha concluso Brown.
lunedì 1 ottobre 2012
Avvio alla storia per alunni disabili
NOME_________________________COGNOME________________________
Ricopia i
giorni della settimana.
LUNEDI’,
MARTEDI’, MERCOLEDI’, GIOVEDI’, VENERDI’, SABATO, DOMENICA.
1. …………………………….
2. ……………………………
3. ……………………………
4. …………………………..
5. …………………………..
6. …………………………..
7. …………………………..
Quanti sono i
giorni della settimana?.......................................
A)
Completa le frasi.
Se
oggi è venerdì domani sarà __________________________________ .
Se
ieri era mercoledì oggi è ____________________________________ .
Dopo
la domenica arriva il ____________________________________ .
Qual
è il giorno della settimana che preferisci? _____________________.
Ricopia i mesi
dell’anno.
GENNAIO,
FEBBRAIO, MARZO, APRILE, MAGGIO, GIUGNO,
LUGLIO,
AGOSTO, SETTEMBRE, OTTOBRE, NOVEMBRE, DICEMBRE.
1. …………………………………………….
2. ……………………………………………
3. ……………………………………………
4. ……………………………………………
5. ……………………………………………
6. …………………………………………….
7. ……………………………………………
8. …………………………………………...
9. …………………………………………..
10.
…………………………………..
11.
……………………………………
12.
…………………………………..
Quanti sono i
mesi dell’anno?.................................................
B)
Completa l’elenco dei nomi dei mesi dell’anno.
1.Gennaio
2.Febbraio
3.________________________
4.Aprile
5.Maggio
6.________________________
7.Luglio
8.Agosto
9.________________________
10.Ottobre
11._______________________
12.
Dicembre
C)
In quale mese dell’anno si festeggia il tuo compleanno?
_______________________
D)Ricordi
il compleanno di un familiare o di un amico? Ricordi in quale mese si festeggia?
_______________________
giovedì 20 settembre 2012
prove d'ingresso di storia
Esercizio 1 Comprendere
il testo
Il villaggio sul colle Palatino si affacciava sulle
rive del Tevere proprio nel punto in cui i pastori provenienti dall'Appennino
si fermavano per dissetare le pecore. Qui inoltre
acquistavano dagli Etruschi il sale, un prodotto considerato molto prezioso che
questi ultimi producevano nelle saline lungo la costa.
Ben presto gli abitanti
del villaggio si impadronirono del commercio del sale, ne trassero notevoli
guadagni e fondarono nuovi villaggi sulla cima degli altri colli. Quindi
unirono i sette villaggi. Così nacque la città di Roma.
Leggi il brano attentamente e accertati di
conoscere il significato di tutte le parole. Altrimenti sottolinea quelle
incerte o sconosciute e controllale sul vocabolario.
Colloca nello spazio i termini geografici e
definisci i termini storici (se non lo farai anche in seguito, non capirai mai
il senso del testo). Scrivi sul tuo quaderno le risposte corrette
A.
Il
colle Palatino è:
una
collina vicina a Roma
uno
dei sette colli di Roma
un
vulcano vicino a Napoli
B.
Il
Tevere è:
il fiume che attraversa Firenze
il fiume che attraversa la Pianura Padana
il fiume che attraversa Roma
C.
L'Appennino
è:
un
lago
una catena montuosa
il mare che bagna il Lazio
D.
Gli
Etruschi sono un popolo che abitava:
nell'Italia
centro-settentrionale
a nord del Po
nell'Italia meridionale
Rispondi
alle domande, sempre sul tuo quaderno. È
un esercizio che ora dovrebbe riuscirti facile.
1.
Chi
si fermava sulle rive del Tevere?
2.
Quali
scopi raggiungevano fermandosi?
3.
A
chi apparteneva il prodotto che essi acquistavano?
4.
Chi
si impadronì del commercio di quel prodotto?
5.
Quali
conseguenze ne derivarono?
Esercizio 2 usare la striscia del tempo
Colloca, sul quaderno, in sequenza cronologica sulla striscia del
tempo le tre forme dello Stato romano scritte qui sotto:
Repubblica, Monarchia, Impero.
753
a.C. 509 a.C. 27°a.C. 476d.C.

Esercizio 3 usare la striscia del tempo
Metti in ordine cronologico
sul tuo quaderno gli eventi elencati in disordine. (non servono le date ma solo
ricordare ciò che avviene prima e cosa accade dopo)
A Divisione dell’Impero romano
in Impero d’Occidente ed Impero d’Oriente
B Editto di Costantino
C Fine dell’Impero romano
d’Occidente
D Nascita di Gesù
Quando non si conoscono o non
si ricordano le date degli avvenimenti è utile ricorrere ai rapporti di causa ed
effetto. Essi infatti servono a stabilire che cosa è accaduto prima e che cosa
è accaduto dopo.
Leggi il periodo seguente, poi
colloca i quattro eventi indicati sulla striscia del tempo usando per ciascuno
di essi la sigla tra parentesi quadra.
La fine dell’Impero Romano d’Occidente
[FIRO] fu causata dal Crollo dell’Economia [CE] e dall’Indebolimento
dell’Esercito [IE]; essa causò la formazione dei cosiddetti Regni Romano
Germanici [RRG]

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