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venerdì 14 novembre 2014

mito dell'olivo

L'olivo nella mitologia
Un mito greco attribuisce ad Atena la nascita del primo olivo che sorse nell'Acropoli a protezione della città di Atene. La leggenda racconta che Poseidone ed Atena, disputandosi la sovranità dell'Attica, si sfidarono a chi avesse offerto il più bel dono al popolo. Poseidone, colpendo con il suo tridente il suolo, fece sorgere il cavallo più potente e rapido, in grado di vincere tutte le battaglie; Atena, colpendo la roccia con la sua lancia, fece nascere dalla terra il primo albero di olivo per illuminare la notte, per mendicare le ferite e per offrire nutrimento alla popolazione. Zeus scelse l'invenzione più pacifica ed Atena divenne la dea di Atene. Un figlio di Poseidone cercò di sradicare l'albero di Atena, ma non vi riuscì, anzi si ferì nel commettere il gesto sacrilego e morì. Quella roccia che resistette era appunto l'Acropoli, dove la pianta dell'olivo venne presidiata dai soldati perchè sacra ai greci.
Secondo una leggenda riferita da Plinio e da Cicerone, sarebbe stato Aristeo lo scopritore dell'olivo e l'inventore del modo di estrarre l'olio, all'epoca fenicia. L'olivicoltura era molto diffusa al tempo di Omero; L'Iliade e l'Odissea narrano spesso dell'olivo e del suo olio. Stupenda la descrizione della camera da letto nella quale Penelope accolse Ulisse al suo ritorno, e che Ulisse stesso aveva costruito prima della sua partenza con legno d'olivo.
A Roma l'olivo era dedicato a Minerva e Giove. I romani, pur nella loro praticità di considerare l'olio d'oliva come merce da esigere dai vinti, da commerciare, da consumare, mutuarono dai Greci alcuni aspetti simbolici dell'olivo. Onoravano i cittadini illustri con corone di fronde di olivo, così pure gli sposi il giorno delle nozze; i morti infine venivano inghirlandati per significare di essere vincitori nelle lotte della vita umana.
Nell'area islamica molte leggende fanno riferimento all'olivo e al suo prodotto; si ricorda la storia di Ali Babà e i 40 ladroni nascosti negli otri che dovevano contenere l'olio.






MITO DELLA CREAZIONE DEL PRIMO ALBERO DI OLIVO E DEL PRIMO CAVALLO

Tutto ebbe inizio quando a Zeus, in quel periodo sposo di Metis, fu predetto da Gea e da Urano che un giorno Metis avrebbe partorito due figli, il secondo dei quali lo avrebbe detronizzato. Zeus, spaventato da quella profezia e dato che Metis era incinta del loro primo figlio, decise di non correre rischi e la ingoiò. Il tempo riprese a scorrere sereno per Zeus che si era anche dimenticato della fine che aveva fatto fare alla moglie. Un giorno però iniziò a essere assalito da violentissime fitte alla testa. Non potendole sopportare chiese a Efesto di colpirlo in testa con il suo martello. Efesto si rifiutava di eseguire l'ordine in quanto non capiva cosa stesse succedendo ma date le urla e le insistenze di Zeus alla fine lo colpì violentemente in testa. Nel momento stesso in cui il suo martello toccò la testa di Zeus l'Olimpo tremò, i lampi sconquassarono il cielo e dal suo cranio uscì una densa nuvola nella quale si trovava una creatura, vestita con una lucente armatura, che teneva alla sua destra un giavellotto: era nata Atena (o Athena), la dea guerriera che si sarebbe contrapposta ad Ares personificazione della guerra brutale e violenta.
Atena manifestò presto le sue eccezionali doti non solo come guerriera ma anche come donna saggia a accorta. Infatti divenne ben presto anche la dea della ragione, della arti, della letteratura, della filosofia, del commercio e dell'industria. Era la personificazione della saggezza e della sapienza in tutti i campi delle scienze conosciute a alle donne insegnò anche a tessere, a tingere e a ricamare.Con il passare del tempo Atena chiese al padre che le fosse consacrata una regione della terra che la potesse onorare. Già da diverso tempo però Poseidone era in attesa che Zeus gli assegnasse una regione e fu così che tra le due divinità si accese una violenta disputa per avere il dominio sull'Attica.
Zeus, dato che non sapeva che fare decise allora di proclamare una sfida tra Poseidone a Atena: chi tra i due avesse fatto alla città il dono più utile, ne avrebbe avuto la supremazia e Cecrope* fu posta ad arbitro della contesa.
Quando la sfida iniziò alla presenza di tutti gli dei, Poseidone toccò con il suo tridente la terra e fece saltar fuori una nuova creatura che mai prima di allora si era vista, il cavallo che da quel momento popolò tutte le regioni della terra e divenne un grande aiuto per la vita dell'uomo. Atena, dal canto suo percosse il suolo con il suo magico giavellotto e in conseguenza di ciò scaturì dal terreno un albero di olivo.Cecrope, decise che fosse Atena la vincitrice e da quel giorno la capitale dell'Attica fu chiamata Atene in onore della dea. Da quel momento la vita iniziò a scorrere serena in Attica a Atena insegnava al suo popolo le scienze e le arti.


Cecrope era figlio di Gea che arrivò in Grecia dall'Egitto, sua terra natale, dove fondò la città che in seguito sarebbe stata chiamata Atene e della quale era re.

domenica 21 ottobre 2012

Fu la prima donna capo di governo in un paese musulmano



Fu la prima donna capo di governo in un paese musulmano

ISLAMABAD

Benazir Bhutto era nata a Karachi il 21 giugno 1953. Era la figlia del deposto primo ministro pakistano, Zulfikar Ali Bhutto, fatto giustiziare dal generale Muhammad Zia-ul-Haq nel 1979. A 35 anni è stata la più giovane e la prima donna a diventare capo di governo in un Paese musulmano nell’era moderna con l’impegno di battersi per promuovere i diritti civili. Primo ministro pakistano dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996, per due volte è stata costretta a dimettersi per scandali di corruzione di cui si è sempre professata innocente.
Nel 1999 ha lasciato volontariamente il Paese, per un esilio che sarebbe durato otto anni. A luglio 2007 l’ex primo ministro aveva intavolato una trattativa con l’attuale presidente pakistano, il generale Pervez Musharraf, per una divisione dei poteri nel Paese. Grazie a un’amnistia, Bhutto era rientrata nel Paese. Il provvedimento era stato preso da Musharraf nell’ambito di un’intesa che ha garantito a quest’ultimo di diventare per la terza volta presidente del Pakistan.

Pakistan, 675 donne uccise nel 2011 per questioni di ”onore”





In Pakistan, secondo la Human Right Commission of Pakistan, almeno 675 donne e ragazze sono state ammazzate nei primi nove mesi del 2011 per aver disonorato le proprie famiglie. Tra le vittime, 71 avevano meno di 18 anni.
Questo tipo di delitti avvengono nelle comunità dove il concetto di onore e vergogna è strettamente legato ai comportamenti sia individuali sia delle famiglie, in particolare delle donne. Sono le assemblee tribali locali a decidere se una donna è una ‘kari‘, letteralmente ‘donna con macchia’.
Circa 450 donne uccise quest’anno tra gennaio e settembre hanno perso la vita perché accusate di avere avuto ‘relazioni illecite’ e 129 di essersi sposate senza permesso.
L’unico modo per ristabilire l’onore della famiglia è quello di uccidere la ‘kari‘. Secondo la HRC, 19 sono state uccise dai propri figli, 49 dal proprio padre, e 169 dai mariti.


I Buddha di Bamiyan




Nel marzo 2001 i talebani ordinarono la distruzione delle due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, una alta 38 m e vecchia di 1800 anni, l'altra alta 53 m e vecchia di 1500 anni. L'azione fu condannata dall'UNESCO e da molte nazioni di tutto il mondo, compreso l'Iran.

L'azione - in palese contraddizione con un precedente restauro dei due capolavori, attuato dal governo talebano - fu giustificata con l'intenzione di distruggere idoli, nonostante la plurisecolare e stratificata tradizione islamica di non eliminare tracce di passate culture religiose, specialmente se valide sotto un generale profilo culturale.
La distruzione delle statue del Buddha a Bamiyan sembra quindi ricollegabile alle forti polemiche col mondo occidentale (particolarmente attento ai valori dell'arte, sacra o profana) e alle tensioni derivanti dalla politica dell'ONU collegata alla produzione dell'oppio in Afghanistan.


Chi sono veramente i Talebani?




Nel 1979 con l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS, gli Stati Uniti e il Pakistan hanno finanziato scuole coraniche per formare una valida opposizione al regime comunista: da quest’esperienza si sono formati i Talebani (che in lingua pashtu significa "studenti").
Nel 1994 i Talebani sono riusciti ad occupare e conquistare le regioni meridionali dell’Afghanistan.
Hanno preso Kabul nel 1996 ed hanno costretto le autorità, il presidente Rabbani e le forze di Messud ad andare via. Così sono riusciti a salire al governo.
Oggi governano il paese attraverso il loro leader Mullah Mohamed Omar e controllano il 90% del territorio afghano. La Sharia, ossia le leggi del Corano, è la fonte ispiratrice per il governo e per l’amministrazione della giustizia di questo paese. I Talebani si fanno chiamare studenti, ma in realtà sono analfabeti: a scuola imparano a memoria i testi sacri senza conoscerne il significato; Osama bin Laden parla solo il pashtu, ma trova molte difficoltà a scriverlo; amministra i soldi dello stato, che per lo più derivano dalla vendita di pasta di oppio, e li conserva in una cassetta sotto il suo letto.
L’Afghanistan è tornato indietro con il tempo, è tornato al VII – VIII secolo d. C.; i suoi abitanti non sono più liberi, sono state abolite le feste, anche quelle di matrimonio, la televisione e le radio (esiste solo una radio che per il 90% trasmette versetti del Corano); le donne non possono portare le scarpe con i tacchi, perché distolgono e provocano gli uomini, e non possono andare a scuola; i bambini non possono far volare gli aquiloni; sono state introdotte pene quali l’amputazione degli arti.



La grande lezione di Malala




Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono 8 punti che i 191 paesi membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a realizzare entro il 2015, questi obbiettivi sono:
Sradicare la povertà estrema e la fame
Rendere universale l'istruzione primaria
Promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne
Ridurre la mortalità infantile
Migliorare la salute materna
Combattere l'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie
Garantire la sostenibilità ambientale
Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo
Come ho riportato spesso nei miei articoli, il SIPRI (Istituto di Ricerche per la Pace di Stoccolma) in uno studio relativo all'anno 2008 stimò che con il solo 10% dei soldi destinati alle spese militari si potevano, per quell'anno, realizzare tutti gli 8 Obbiettivi del Millennio. Molte persone percepiscono i grandi problemi del nostro pianeta come fattori importanti ma lontani dalle loro vite, altri subiscono un forte senso d'impotenza come se, nonostante ogni nostra buona azione, non si potesse far niente di concreto per intaccarli poiché tutto è in mano a volontà superiori. Eppure sono molte le iniziative da sostenere a favore della riduzione delle spese militari o per un totale disarmo. In Sardegna c'è un movimento che si batte per far conoscere quello che succede al Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze. Il gruppo face book Via le armi da Capo Teulada e Quirra chiede la sospensione della presenza militare e denuncia gli allarmanti dati riguardo all'inquinamento ambientale, le malattie e le morti di tumore. Molte sono le organizzazioni in Italia che si occupano di povertà, sostenibilità ambientale, malattie e parità di genere. Parlare di diritti umani è doveroso, non ha niente di astratto, è la vita, quella nostra che non è separata da quella degli altri e dall'ambiente. Vivere con obbiettivi che riguardano il miglioramento di tutti è di per sé un'azione che aumenta la qualità della nostra stessa vita. Bartolomeo Vanzetti affermava: "lo voglio un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni ignoranza". Circa un secolo dopo, ai nostri giorni, in Pakistan una ragazzina di 14 anni, Malala Yousafzai, dal suo blog chiede che sia garantita l'istruzione per i bambini del suo paese, le sue parole sono: "Dateci penne oppure i terroristi metteranno in mano alla nostra generazione le anni". Malala è un’attivista per i diritti umani e si batte in particolare per il diritto allo studio delle bambine, lei stessa è poco più che una bambina. Malala è convinta che l'istruzione sia un diritto primario fondamentale per la pace del suo paese. Questa ragazzina, proprio per le sue affermazioni, è ritenuta pericolosissima dal regime talebano pakistano. Il 9 ottobre scorso è stata colpita alla testa da un cecchino ed è tuttora in ospedale attaccata ad un respiratore. Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, ha rivendicato l'attentato dicendo che la ragazza "è il simbolo degli infedeli e delle oscenità'' e ha aggiunto che se Malala sopravvivesse sarà in futuro oggetto di altri attentati. Un popolo istruito dove le normali condizioni di vita sono garantite non ha certo ragione di vivere in guerra e questo lo sanno bene i talebani come qualsiasi regime o nazione che ha come scopo l'arricchimento personale tramite la vendita di anni e lo sfruttamento delle materie prime. Siamo noi che votiamo, nella seppur contorta legge elettorale del nostro paese, i nostri rappresentanti. Abbiamo il diritto di sapere quali opinione i politici abbiano verso le spese militari, abbiamo ben diritto di protestare, come ieri hanno fatto i ragazzi, contro i tagli all'istruzione e contro le assurde spese del governo come quelle riguardo l'acquisto di F35.
Malala lotta in questo momento per la sua vita, questa ragazzina ha NATURALMENTE messo a disposizione la sua esistenza per una grande causa. Pensando a questi momenti mi viene in mente la canzone dei Nomadi "Ricordati di Chico" che diceva "Non si uccide la vita, la memoria resta".
Malala ci sta dando una grande lezione, una piccola giovanissima donna che si è alzata da sola nella lotta contro chi ha anni e semina il terrore in quelle regioni e nel resto del pianeta. Non possiamo, se vogliamo coltivare la nostra umanità, essere indifferenti a questa ragazza come suggerisce Barbara Collevecchio da II Fatto Quotidiano raccontate la sua storia ai vostri figli. Parliamo di lei, facciamo circolare il più possibile la sua volontà perché, per quanto i talebani siano forti e armati, la memoria è assolutamente più potente dei loro mitra.

Sabrina Ancarola 13 ottobre 2012

Onu lancia petizione per Maiala: difendiamo il diritto allo studio





Londra - Ha fatto commuovere tutto il mondo la storia di Malala Yousafzai, la giovane quattordicenne pakistana ora in fin di vita dopo un attentato dei talebani. Le hanno sparato perché da tempo era un personaggio scomodo: Malala era infatti diventata famosa per aver scritto un diario, divulgato dalla Bbc, dove rendeva note tutte le ingiustizie subite nel suo Paese.
Ora la giovane è in fin di vita, e l'Onu lancia una petizione per sostenerla e difendere il diritto allo studio, diritto che ha sempre sostenuto anche lei. "Garantire a ogni bambino il diritto di andare a scuola è da tempo una delle mie  passioni -  spiega Gordon Brown, inviato  dell'Onu ed ex premier britannico-. L'istruzione interrompe il ciclo della povertà e può garantire migliori condizioni di salute e prospettive di lavoro. E' arrivato il momento di lanciare una campagna e di mettere l'istruzione al primo posto".
"Dopo l'aggressione il mondo si è mobilitato per sostenere Malala. Definendo la lotta per garantire l'istruzione "oscena" i talebani hanno provocato una reazione a livello mondiale e una 'petizione globale' per chiedere più diritti per le bambine", ha concluso Brown.

sabato 17 marzo 2012

SPERANZA


Pazzamente felice. Così si sentiva ogni volta che guardava i suoi bambini che riposavano tranquilli nei rispettivi lettini. Due gemelli: la sua gioia. Le sofferenze provate nel metterli al mondo erano state ampiamente ripagate dalla serenità che quei visetti birichini le regalavano ogni giorno e ogni ora e ogni minuto della sua vita. Angeli scesi per lei dal cielo lontano, fiorellini profumati e sempre freschi, orsetti paffutelli, meravigliose creature, felicità incarnata…. Occhi nocciola, capelli biondi e ricci, espressione tenera e perennemente sorridente….. “I suoi gioielli”, nel vero senso della parola! Eccoli che dormivano beati: Sandro con le manine a pugnetti appoggiate sul cuscino e Stefano con i capelli più scomposti ed arruffati del solito. Li amava da impazzire! Non riusciva nemmeno a pensare la sua vita senza averli accanto. Ora che avevano iniziato a camminare erano proprio divertenti e quante ne combinavano insieme su e giù per il corridoio di casa! Tutta la sua vita trascorreva ormai nel proteggerli, ammirarli, baciarli, curarli…Uscì in punta di piedi da quella stanza e si decise a scendere sotto casa per la spesa. “Stanno dormendo beati –disse al marito- ogni tanto controllali. Io torno appena posso”. Prese l’ascensore ancora sorridendo al pensiero di quei due fagottini che si erano appena addormentati e che al ritorno avrebbe stretto e sbaciucchiato mille e mille volte ancora. Girò l’angolo ripassando mentalmente la lista dei prodotti da acquistare al supermarket. Si sentiva leggera e spensierata, tranquilla, appagata…Urtò senza volerlo contro un cumulo di cartoni accantonati poco lontano dall’ingresso del negozio. Imprecò e si fermò. Riprese a camminare ma sentì un gemito. Cosa aveva urtato? Si voltò, sospirò, decise di proseguire. E un altro gemito soffocato proprio dal cumulo di cartoni arrotolati e sistemati fuori una fila di cassonetti per l’immondizia. Ma cos’era? Un gatto? Un cagnolino infreddolito?
Si guardò attorno come cercando conferme, conforto, aiuto. Possibile che tutte le persone che entravano e uscivano dal negozio non avevano notato nulla? Ma poi era così sicura di quello che aveva udito? Trattenne il respiro, ascoltò… Era un pianto… pianto umano… di bimbo.
Cosa fare? Mettersi a rovistare in quei cartoni? Chiedere aiuto?Passò un ragazzino in bicicletta : “Mi fai un favore?” “Dite signò!” “Vieni con me, stammi vicino… guardiamo cosa c’è”
“Signò io devo andà….” Con la punta della scarpa provò a muovere i cartoni… capì che nascondevano una vecchia valigia di tela, chiusa da una cerniera. Si avvicinò, la toccò col piede, la spinse. Riprese quel gemito, sempre più stizzito e chiaro: era di un neonato. Un cucciolo d’uomo! Un bambino…. Ebbe paura, si sentì mancare, mormorò parole di stizza. “Ma chi ce l’ha messo? Brutti irresponsabili! E che faccio ora?”L’istinto era di scappare…. “E se muore?” Sarebbe stata complice di quell’orribile omicidio? Una macchia rosso scuro sulla tela della borsa la fece trasalire…. “E’ un neonato davvero! E sta male.. sta sanguinando…”
“Aiuto… Aiutatemiiiiiii” L’urlo isterico richiamò l’attenzione della gente: accorsero in tanti, qualcuno chiamò i carabinieri e la guardia giurata che sorvegliava una banca nei paraggi sfidò la paura di tutti e andò ad aprire quella borsa dei misteri. Il pianto si fece più chiaro e rauco… “O mio Dio è una bambina… ma chi diavolo t’ha messa qui dentro? Accidenti a quella disgraziata che t’ha partorito….” Era una bimba scura e insanguinata, raggrinzita e affamata….
La vide passare tra le braccia di un carabiniere e scoppiò in un pianto dirotto…
“Ma lei è una parente?” chiese qualcuno “No! Io passavo… io l’ho sentita gemere…Io non so nulla”. Piangeva a dirotto. Presero dell’acqua e la fecero sedere nel negozio… “Devo andare… grazie..scusate…scusate…” Corse via trascinandosi dietro lo sguardo severo di molti che ormai la credevano complice di quel tentato omicidio…“Ma come si può? –pensava- Ma chi ha avuto il coraggio di chiudere quella cerniera? Ma come si può?… Come si può?”Ripensava ai suoi gemelli… curati e amati e coccolati…. Ma il pianto disperato di quella creatura infelice le era entrato nel cuore… Avrebbe voluto dimenticare ma ne parò la Tv, ne scrissero i giornali, se ne discusse in casa e nel quartiere. Quando la vide nello schermo, che ciucciava tranquilla fra le braccia di un’infermiera non potè fare a meno di piangere. Era bellissima: una mulatta di due chili e duecento…ma con problemi di respirazione… superabili… forse. Pregò per lei, pregò per la madre che l’aveva messa al mondo e…per se stessa, per avere la forza di dimenticare.
Guardava i gemelli ridere e scherzare ma la felicità piena di qualche giorno prima si tramutava in una punta di dolore e…sospirava… e correva a stringerli per appagare quella sensazione di timore e di apprensione. Il quarto giorno lo disse al marito: “Sento sempre quel rantolo, quel pianto soffocato… e poi la vedo…nuda e insanguinata che esce da quella borsa… Cosa posso fare per dimenticarla?” “Ma non è colpa tua! Anzi! L’importante è che sia ancora viva. Qualcuno l’adotterà e si prenderà cura di lei”. Ma il suo dolore non si placava. Chiese aiuto al suo medico, poi ad uno specialista. “Lei l’hai salvata –le dissero entrambi- se la creaturina vive ancora è solo grazie a lei!” Poi la sognò, se la strinse al cuore e ne sentì il calore.
Aveva lo stesso profumo dei gemelli, la stessa purezza, la stessa freschezza e bellezza di quando Sandro e Stefano le sorridevano… Due bimbi felici, i suoi… ma come poteva esserlo ancora la loro mamma senza sentirsi egoista e irresponsabile? “Non l’hai abbandonata tu –disse un giorno il marito- tu l’hai solamente ritrovata, l’hai salvata…” Ma perché ritrovarla e salvarla per…abbandonarla di nuovo? Si vestì in fretta e corse all’ospedale, spiegò tutto alla caposala e finalmente la rivide. “L’abbiamo chiamata Speranza” dissero le infermiere mentre lei non smetteva di guardarla fra le lacrime. “La prenda in braccio, l’accarezzi…”
Nella tutina rosa a fiorellini Speranza, paffutella e graziosissima, sembrava davvero una bambolina color caramello. Dev’essere indiana o bengalese” disse qualcuno mentre la bimba si stiracchiava sorniona fra le braccia della sua nuova mamma. Qualche mese dopo, guardandola dormire nella culletta accanto ai lettini dei gemelli rimase colpita dalla strana somiglianza di quei tre cuccioletti che adorava. Ad occhi chiusi sembravano davvero fratelli: Sandro e Stefano coi loro riccioli biondi e la carnagione lattea e Speranza con la pelle color cuoio ed i capelli neri come l’inchiostro…

giovedì 15 marzo 2012

il cuore più bello

Il cuore più bello.

C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All' improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: "Beh, a dire il vero... il tuo cuore è molto meno bello del mio." Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Stai scherzando!"- disse. "Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime." "E' vero!", ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso!
Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone...e chissà, forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa significa avere il cuore più bello del mondo? Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto.
Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane.
Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo.
Poi il vecchio aggiunse: "Se la nota musicale dicesse:" Non è la nota che fa la musica..."Non ci sarebbero le sinfonie. Se la parola dicesse: "Non è una parola che può fare una pagina..."Non ci sarebbero i libri. Se la pietra dicesse: "Non è una pietra che può alzare un muro..."Non ci sarebbero case. "Se la goccia d'acqua dicesse: "Non è una goccia d'acqua che può fare un fiume..."Non ci sarebbero gli oceani". Se l'uomo dicesse: "Non è un gesto d'amore che può rendere felici e cambiare il destino del mondo..."Non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né felicità sulla terra degli uomini". Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.