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domenica 21 ottobre 2012

Benazir Bhutto uccisa in un attentato



L'ATTACCO IN PAKISTAN RIVENDICATO DA AL QAEDA. SCONTRI IN TUTTO IL PAESE

 

Benazir Bhutto uccisa in un attentato

 

La leader dell'opposizione morta in ospedale dopo essere stata colpita durante un comizio. Almeno altre 20 vittime

ISLAMABAD - Uccisa durante un comizio pre-elettorale, a pochi giorni dal voto dell'8 gennaio. Benazir Bhutto, leader dell'opposizione pachistana, icona anti-islamista e filo-americana, è morta in un attentato suicida avvenuto a Rawalpindi. Nell'attacco hanno perso la vita almeno altre 20 persone. Secondo la ricostruzione della polizia, uno o due attentatori su una moto si sono avvicinati all'auto di Benazir Bhutto e hanno sparato almeno cinque colpi con un fucile mitragliatore Ak75 (kalashnikov), colpendo la leader dell'opposizione alla nuca. I due si sono poi fatti esplodere poco lontano e i soccorsi hanno tardato a raggiungere l'auto della Bhutto perché temevano un'altra esplosione.
LE REAZIONI - Alla notizia della morte di Benazir Bhutto, il Pakistan - un paese di 160 milioni di musulmani (fra sciiti e sunniti) e dotato di atomica - è piombato sull'orlo della guerra civile. Mentre i principali leader mondiali hanno condannato l'attacco, rivendicato da Al Qaeda, il presidente Pervez Musharraf, alleato-chiave degli Stati Uniti nella guerra al terrore, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale (rimarranno chiusi scuole, banche e negozi), puntando il dito contro i terroristi islamici. Ma dal marito della vittima sono arrivate accuse opposte: «È opera del governo» ha commentato a caldo Asif Ali Zardari, poco prima di partire da Dubai, dove una parte della famiglia vive in esilio, alla volta del Pakistan (per partecipare ai funerali che si terranno venerdì a Larkana, città natale della Bhutto).  27 DICEMBRE 2007

Fu la prima donna capo di governo in un paese musulmano



Fu la prima donna capo di governo in un paese musulmano

ISLAMABAD

Benazir Bhutto era nata a Karachi il 21 giugno 1953. Era la figlia del deposto primo ministro pakistano, Zulfikar Ali Bhutto, fatto giustiziare dal generale Muhammad Zia-ul-Haq nel 1979. A 35 anni è stata la più giovane e la prima donna a diventare capo di governo in un Paese musulmano nell’era moderna con l’impegno di battersi per promuovere i diritti civili. Primo ministro pakistano dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996, per due volte è stata costretta a dimettersi per scandali di corruzione di cui si è sempre professata innocente.
Nel 1999 ha lasciato volontariamente il Paese, per un esilio che sarebbe durato otto anni. A luglio 2007 l’ex primo ministro aveva intavolato una trattativa con l’attuale presidente pakistano, il generale Pervez Musharraf, per una divisione dei poteri nel Paese. Grazie a un’amnistia, Bhutto era rientrata nel Paese. Il provvedimento era stato preso da Musharraf nell’ambito di un’intesa che ha garantito a quest’ultimo di diventare per la terza volta presidente del Pakistan.

La condizione femminile






La società pakistana è fortemente patriarcale: molte donne conducono una vita ancora tradizionale e quindi hanno poche possibilità, a parte la speranza e il desiderio, di poter intraprendere la carriera professionale. Le statistiche rivelano che solo il 14% delle donne ha frequentato le scuole e gli ultimi dati denunciano come su 15 dei 75 distretti del paese, solo l'1% delle donne sappia leggere e scrivere.
Nelle famiglie di tradizione musulmana, superata l’età della pubertà, le donne osservano il purdah, sono cioè tenute lontane da qualsiasi uomo al di fuori della famiglia e quando si incontrano degli sconosciuti, alla donna è consigliato di non incrociare gli sguardi, di mantenere una conversazione formale e di non avventurarsi in lunghi discorsi.
Se la famiglia può permettersi di fare a meno che lavorino, stanno sempre in casa. Quando escono sono velate (spesso coperte dalla testa ai piedi dal burqah, il costume tradizionale). Quando si sposa la donna entra nella famiglia del marito; a lei tocca anche portare una cospicua dote, che può significare indebitamento a vita per l’intera sua famiglia (motivo per cui le donne sono meno gradite dei maschi).
Il Pakistan presenta uno tra i più bassi rapporti numerici tra maschi e femmine, il che sembra indicare la diffusione delle pratiche di abbandono e a volte di infanticidio delle femmine: nelle aree più degradate del paese, la nascita di una bambina viene ancora considerata una "disgrazia", anche perché la povertà dell’alimentazione infantile ovviamente la condanna più facilmente di un maschio alla morte prematura. Generalmente una donna si sposa a 14 anni e porta avanti diverse gravidanze complete. I tentativi delle organizzazioni nazionali e internazionali di diffondere la conoscenza e la pratica dei contraccettivi nell’ambiente femminile si sono scontrati con la concezione tradizionale del ruolo della donna nella famiglia, fortemente radicata sia in città che in campagna.
Il Corano ribadisce il diritto delle donne all’educazione e alla indipendenza economica, alla proprietà e all'eredità individuale separatamente dal consorte; la legislazione pakistana accoglie molti contributi della legge islamica, ma le consuetudini e le tradizioni della comunità locale tendono a prevalere sul diritto, limitandone gli spazi. Ad esempio presso i Pathan le donne non possono possedere o ereditare case e terreni, come non è richiesto il loro consenso alla domanda di matrimonio, e non possono decidere alcunché sulla casa che condivideranno con il marito, né chiedere il divorzio per qualunque motivo.
Nel Beluchistan e nella Provincia di Frontiera del Nordovest, è rarissimo incontrare delle donne per strada e quelle che vi si avventurano indossano rigorosamente la burqah oppure il chaddar (Un velo che si avvolge intorno alla testa e al corpo e lascia visibili solo gli occhi). La segregazione è meno diffusa nelle campagne, dove le donne lavorano come gli uomini nei campi, svolgendo il 75% del lavoro agricolo del paese.
Dopo l’indipendenza, i diritti delle donne sono aumentati gradualmente, ma sono stati repressi durante la dittatura del generale Zia.
Tenendo conto del persistente tradizionalismo e del sistema educativo che si fonda su di esso (penalizzando fortemente le donne), è sorprendente vedere quante di esse siano comunque riuscite a farsi strada al vertice della carriera medica, legale o universitaria e detengano posizioni di rilievo, come il primo ministro Benazir Bhutto.
Nei centri urbani moderni, il benessere economico e sociale ha garantito la libertà dai condizionamenti della tradizione. A Karachi, Islamabad e Lahore le donne degli ambienti acculturati e d'élite sono solite uscire in strada senza velo e usano vestire all'occidentale in casa. Esistono associazioni per i diritti delle donne, che si concentrano, però, principalmente nelle aree urbane e che hanno avuto finora un impatto limitato

Pakistan, 675 donne uccise nel 2011 per questioni di ”onore”





In Pakistan, secondo la Human Right Commission of Pakistan, almeno 675 donne e ragazze sono state ammazzate nei primi nove mesi del 2011 per aver disonorato le proprie famiglie. Tra le vittime, 71 avevano meno di 18 anni.
Questo tipo di delitti avvengono nelle comunità dove il concetto di onore e vergogna è strettamente legato ai comportamenti sia individuali sia delle famiglie, in particolare delle donne. Sono le assemblee tribali locali a decidere se una donna è una ‘kari‘, letteralmente ‘donna con macchia’.
Circa 450 donne uccise quest’anno tra gennaio e settembre hanno perso la vita perché accusate di avere avuto ‘relazioni illecite’ e 129 di essersi sposate senza permesso.
L’unico modo per ristabilire l’onore della famiglia è quello di uccidere la ‘kari‘. Secondo la HRC, 19 sono state uccise dai propri figli, 49 dal proprio padre, e 169 dai mariti.


Le donne




La politica dei talebani prevedeva la proibizione del lavoro femminile e l'esclusione delle ragazze da forme di istruzione mista.
Un rapporto dell'UNESCO dichiarò che: «L'editto dei talebani sull'educazione femminile ha portato ad un calo del 65% nelle loro iscrizioni. Nelle scuole gestite dal Direttorato dell'Educazione, solo l'1% degli studenti è composto da ragazze. Anche la percentuale di insegnanti donne è scivolata dal 59,2 per cento del 1990 al 13,5 per cento del 1999».
Un portavoce dei talebani sostenne che: «Le strutture sanitarie per le donne sono aumentate del 200% durante l'amministrazione dei talebani. Prima che il Movimento Islamico dei talebani prendesse il controllo di Kabul, c'erano solo 350 letti negli ospedali della città. Attualmente ci sono più di 950 letti per le donne in ospedali a loro riservati».
I sostenitori dei talebani suggeriscono che la depressione e gli altri problemi che affliggevano le donne afgane erano il risultato della estrema povertà, degli anni di guerra, dell'economia disastrata, e del fatto che molte si trovavano ad essere vedove di guerra, e non potevano più provvedere alle loro famiglie senza qualche forma di aiuto internazionale.
Per uscire di casa dovevano utilizzare il burqa, un abito spesso e molto lungo che copre tutto il corpo fino ai piedi, e lascia solo una piccola reticella davanti agli occhi per vedere. Le bambine dovevano usare il chador, un velo che copre solo il capo. Le donne per uscire di casa dovevano essere accompagnate da un uomo.

Chi sono veramente i Talebani?




Nel 1979 con l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS, gli Stati Uniti e il Pakistan hanno finanziato scuole coraniche per formare una valida opposizione al regime comunista: da quest’esperienza si sono formati i Talebani (che in lingua pashtu significa "studenti").
Nel 1994 i Talebani sono riusciti ad occupare e conquistare le regioni meridionali dell’Afghanistan.
Hanno preso Kabul nel 1996 ed hanno costretto le autorità, il presidente Rabbani e le forze di Messud ad andare via. Così sono riusciti a salire al governo.
Oggi governano il paese attraverso il loro leader Mullah Mohamed Omar e controllano il 90% del territorio afghano. La Sharia, ossia le leggi del Corano, è la fonte ispiratrice per il governo e per l’amministrazione della giustizia di questo paese. I Talebani si fanno chiamare studenti, ma in realtà sono analfabeti: a scuola imparano a memoria i testi sacri senza conoscerne il significato; Osama bin Laden parla solo il pashtu, ma trova molte difficoltà a scriverlo; amministra i soldi dello stato, che per lo più derivano dalla vendita di pasta di oppio, e li conserva in una cassetta sotto il suo letto.
L’Afghanistan è tornato indietro con il tempo, è tornato al VII – VIII secolo d. C.; i suoi abitanti non sono più liberi, sono state abolite le feste, anche quelle di matrimonio, la televisione e le radio (esiste solo una radio che per il 90% trasmette versetti del Corano); le donne non possono portare le scarpe con i tacchi, perché distolgono e provocano gli uomini, e non possono andare a scuola; i bambini non possono far volare gli aquiloni; sono state introdotte pene quali l’amputazione degli arti.



Onu lancia petizione per Maiala: difendiamo il diritto allo studio





Londra - Ha fatto commuovere tutto il mondo la storia di Malala Yousafzai, la giovane quattordicenne pakistana ora in fin di vita dopo un attentato dei talebani. Le hanno sparato perché da tempo era un personaggio scomodo: Malala era infatti diventata famosa per aver scritto un diario, divulgato dalla Bbc, dove rendeva note tutte le ingiustizie subite nel suo Paese.
Ora la giovane è in fin di vita, e l'Onu lancia una petizione per sostenerla e difendere il diritto allo studio, diritto che ha sempre sostenuto anche lei. "Garantire a ogni bambino il diritto di andare a scuola è da tempo una delle mie  passioni -  spiega Gordon Brown, inviato  dell'Onu ed ex premier britannico-. L'istruzione interrompe il ciclo della povertà e può garantire migliori condizioni di salute e prospettive di lavoro. E' arrivato il momento di lanciare una campagna e di mettere l'istruzione al primo posto".
"Dopo l'aggressione il mondo si è mobilitato per sostenere Malala. Definendo la lotta per garantire l'istruzione "oscena" i talebani hanno provocato una reazione a livello mondiale e una 'petizione globale' per chiedere più diritti per le bambine", ha concluso Brown.

A Malala Yousafzai e al talebano che ha tentato di ucciderla





di Shady Hamadi
Malala Yousafzai è una ragazza pakistana di 14 anni che ha rischiato di essere uccisa dai Talebani, perché ha chiesto il diritto di andare a scuola. Per i Talebani queste richieste sono contrarie alla shari’a e offendono Allah.
Sono sicuro che il Dio di questi integralisti deve essere un omonimo del mio Allah e di quello delle centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza a manifestare per Malala. Per colpa di quei soliti, che al posto della barba dovrebbero farsi crescere il cervello, che pensano di andare alla Mecca e di espiare così le loro colpe, è la maggioranza a pagare e a venir omologata a loro dai soliti imprenditori della paura. Siamo stanchi, stufi, di questi integralisti che falsificano l’Islam, stravolgendolo per i loro comodi e tentando di imporre la loro squilibrata visione a noi…che siamo la maggioranza.
Sì, noi siamo la maggioranza. Siamo quelli che sono scesi a manifestare per Malala; che hanno pianto per le vittime (anche musulmane) dell’11 settembre; siamo quella folla che a Bengasi ha manifestato in solidarietà con gli Usa e condannando l’assassinio di Christopher Stevens. E tu, ostinato integralista, ovunque tu sia, abbiamo capito che vuoi condurre le nostre nazioni nell’ignoranza, così da fare proselitismo. Sappiamo che la tua fede criminale si nutre di ragazze giovani e innocenti, come Malala o Hina Saleem -uccisa nel 2006 a Zanano di Sarezzo. Nel mondo, però, non c’è più posto per te. Lo stanno dimostrando tante donne che, ogni giorno, rischiano la vita perchè sono le prime vittime della tua ignoranza.
Oggi, il mio pensiero va a Malala, lasciata sola a quattordici anni ad affrontare una battaglia difficile che le ha sottratto l’infanzia ma, forse, non la voglia di combattere…non più sola.                                          Da Il Fatto quotidiano

Adottiamo Malala!



L'editoriale di Corradino Mineo

Adottiamo Malala!


Modesta preghiera agli studenti, ai professori, ai presidi d'Italia. Adottate Malala Yousafzai!
Per un giorno parlate di lei a scuola, dividetevi se necessario, ma rendetele l'onore che merita.
Malala è una ragazza pakistana di 14 anni ferita alla testa e al collo. L'hanno seguita, si sono accertati che fosse lei e hanno sparato, per ucciderla.
"Dateci penne per scrivere, prima che qualcuno metta armi nelle nostre mani", annotava nel suo diario. Ma il diritto allo studio fuori dalle Madrasse, il diritto per le ragazze pakistane di andare a scuola è considerato un crimine "osceno" dai Talebani.
"Diffonde idee laiche, ci attacca, è una fan di Obama". Per questo l'hanno condannata a morte. Per questo un killer l'ha seguita e ha sparato. Da anni Malala aspettava quel killer, ma ha continuato a difendere il futuro, il suo e anche il nostro.
                                                                                              Corradino Mineo, direttore di Rai News