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domenica 16 novembre 2014
lunedì 19 marzo 2012
LE ORIGINI DELLA FIABA
La parola fiaba (dal latino fabula)
significa narrazione e ci riporta a storie di origine antichissima e misteriosa.
Le fiabe, che a prima vista possono sembrare racconti semplici e quasi
infantili, in realtà tramandano un patrimonio di saggezza e di conoscenze
comuni a popoli anche lontani fra loro e profondamente diversi. Questi
racconti meravigliosi sarebbero quindi l'espressione di una cultura che
accomuna popoli anche molto diversi tra loro, quasi che la fantasia e i
desideri dell'uomo si esprimano in maniera «simile» in ogni luogo e in ogni
tempo. Forse proprio per queste somiglianze, le fiabe, anche di epoche e
culture lontane da noi, continuano ad affascinarci e a sorprenderci.
Gli studiosi hanno cercato di capire quale origine possano avere le
fiabe, a quale esigenza, comune a tutti gli uomini, esse rispondano. Una teoria particolarmente affascinante è
quella elaborata dallo studioso russo Vladimir PROPP (1895-1970) che ha
individuato un legame tra la fiaba ed i riti di passaggio delle società
primitive di cacciatori. In età
preistorica questi riti simboleggiavano il passaggio dall'infanzia all'età
adulta attraverso il superamento di alcune prove, proprio come accade ai
protagonisti delle fiabe. Consideriamo ad esempio la partenza dell'eroe
con cui solitamente iniziano le fiabe. Secondo Propp, questa funzione
corrisponde presso i popoli primitivi allontanamento dei giovani dalla
tribù durante il rito dell'iniziazione. Che cos'è l'iniziazione? È uno
dei momenti più importanti all'interno della vita delle tribù primitive e
ancor oggi si svolge presso alcune tribù isolate del continente africano e
sud-americano. Il rito si celebra al sopraggiungere dell'adolescenza. Con esso
i giovani di sesso maschile vengono introdotti nella comunità, di cui divengono
membri effettivi; da quel momento in poi possono anche sposarsi. Durante un
periodo più o meno lungo i giovani vengono allontanati dai genitori e devono
dimostrare di poter cavarsela da soli all'interno della foresta, saper fuggire
i pericoli ed essere in grado di soddisfare i propri bisogni. Questo allontanamento,
presso alcune popolazioni, prende la forma simbolica di un «rapimento» ad opera
dello stregone del villaggio, travestito da serpente. Al momento della
partenza il giovane viene accompagnato dai consigli degli anziani oppure da divieti
particolari. Al giovane che sta per diventare un vero uomo vengono affidati dei
compiti, che servono a dimostrare il suo coraggio agli occhi della
tribù. Il giovane, prima di entrare nella foresta, invoca gli spiriti che la
abitano e porta con sé piccoli amuleti o totem, che raffigurano solitamente
degli animali i quali hanno la funzione di proteggerlo durante la sua impresa.
Durante l'iniziazione si ritiene che il fanciullo muoia alla vita «vecchia» per
rinascere come uomo nuovo. Subisce insomma la «morte temporanea» che viene
simboleggiata attraverso un seppellimento o addirittura delle mutilazioni,
come il taglio di un dito. I riti, celebrati nel folto della foresta, erano
circondati dal più fitto mistero. Spesso
ai ragazzi, condotti singolarmente in un luogo rituale, (al centro della
foresta c'è di solito una capanna, la grande casa dove si svolgono i
riti di iniziazione: per entrarvi bisogna conoscere una formula, uno
scongiuro, oppure compiere sacrifici e gesti particolari; la capanna e la
foresta sono i simboli del regno dell'oltretomba e chi vi abita, lo stregone,
ne è il custode) venivano presentate situazioni pericolose o che incutevano
paura; esperti stregoni somministravano loro sostanze speciali, con l'aiuto
delle quali gli iniziati vivevano esperienze di conoscenza di sé, dei propri
limiti, delle proprie effettive capacità nella resistenza al dolore. Dopo il
superamento delle prove, in cui aveva dimostrato coraggio, tenacia e capacità
di sopravvivere da solo, il ragazzo tornava al villaggio «trasformato»: era
diventato adulto e aveva il diritto di sposarsi. Il rito spiega dunque come
comportarsi, in che cosa credere, come chiedere l'aiuto di un'entità misteriosa
o divina. Superando le prove del rito, il giovane viene accolto nella comunità
e incomincia a partecipare attivamente alla vita sociale del villaggio e della
tribù. Anche nelle fiabe classiche il bosco è di solito un luogo misterioso e
pieno di pericoli, l'eroe deve superare difficili prove e spesso subisce una
trasformazione che gli consente di sposare la giovane per cui ha lottato. Con
il mutamento della società e delle abitudini di vita, questi riti non vennero
più celebrati, ma ne restarono il ricordo e la narrazione. Sarebbe proprio
questa, secondo Propp, la radice antichissima non solo delle più antiche forme
di teatro, ma anche dei miti e delle fiabe stesse.
Un altro studioso, Bruno BETTELHEIM (1903-1992), uno psichiatra
austriaco vissuto negli Stati Uniti, ha individuato nel mondo delle fiabe uno
specchio delle difficoltà psicologiche che ogni essere umano deve affrontare
per crescere, diventare se stesso, affrontare problemi e dolori. Le fiabe ci
comunicano, dice Bettelheim, «che una lotta contro le gravi difficoltà della
vita è inevitabile, è una parte dell'esistenza umana e che soltanto chi non si
ritrae intimorito, ma affronta risolutamente difficoltà inaspettate e spesso
immeritate può superare tutti gli ostacoli e alla fine riuscire vittorioso. Le
fiabe ci pongono di fronte ai principali problemi umani.»
Questo spiegherebbe anche il fascino e l'attrazione che le fiabe
esercitano sui bambini di tutto il mondo.
Nelle fiabe essi vedono raffigurati fantasticamente i loro problemi, le
paure, la difficoltà di diventare grandi.
LE FUNZIONI DI PROPP
Vladimir Propp, ha
confrontato molte fiabe e ha scoperto che in tutte è presente un numero limitato
di motivi o temi fissi. Sussistono cioè personaggi o situazioni che esercitano
nel racconto funzioni precise. Queste sono l'impalcatura, la struttura di fondo
su cui viene poi costruita tutta la storia e inoltre si susseguono in modo
quasi sempre identico all'interno di fiabe anche molto diverse. Non in ogni
fiaba, comunque, sono presenti tutte le funzioni: talvolta ne compaiono solo
alcune.
Cominciamo dai
personaggi-tipo: Propp ne ha identificati sette.
1. L'eroe:
il protagonista della fiaba. 2. Il
falso-eroe: il personaggio che si sostituisce all'eroe per ottenere favori
o riconoscimenti immediati. 3.
L'antagonista: il nemico del protagonista, il
«cattivo» che ostacola l'eroe. 4. Il donatore: il personaggio che
fornisce all'eroe i mezzi magici per vincere l'antagonista. 5. L'aiutante: il
personaggio che aiuta l'eroe in diverse circostanze. 6. Il mandante: il
personaggio che manda l'eroe alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. 7. Il
ricercato: il personaggio che deve essere raggiunto, liberato, salvato.
Questi personaggi tipo non sono necessariamente tutti presenti in ogni
fiaba, ma soprattutto i più importanti, come l'eroe, l'antagonista o il
ricercato, possono essere ritrovati in moltissimi racconti.
Ecco ora uno schema delle situazioni ricorrenti (funzioni) identificate
da Propp.
1.Allontanamento
(uno dei mEmbri della famiglia si allontana, oppure muore). 2. Divieto
(si proibisce qualcosa all'eroe oppure gli si impone un ordine). 3. Infrazione
(la proibizione viene infranta). 4. Investigazione (l'antagonista cerca
di scoprire qualcosa o cerca informazioni sull'eroe). 5. Delazione
(l'antagonista svela un segreto). 6.
Tranello (l'antagonista cerca di ingannare l'eroe).
7. Connivenza-complicità
(l'eroe cade nell'inganno e favorisce involontariamente l'antagonista). 8.Danneggiamento(l'antagonista
provoca una sciagura o un danno a uno dei membri della famiglia; manca
qualcosa o viene il desiderio di
qualcosa). 9. Mediazione (la sciagura o la mancanza sono rese note;
all'eroe viene imposto un compito difficile; ci si rivolge a lui con una preghiera
o un ordine, lo si invia in qualche luogo). 10. Consenso dell'eroe. 11.
Partenza dell'eroe. 12. Prova a cui è sottoposto l'eroe. 13.
Reazione dell'eroe. 14. Fornitura del mezzo magico. 15.
Trasferimento dell'eroe. 16. Lotta tra eroe e antagonista. 17.
Marchiatura (l'eroe viene marchiato o reso riconoscibile con un segno sul
corpo). 18. Vittoria sull'antagonista. 19. Rimozione della
sciagura o mancanza iniziale. 20. Ritorno
dell'eroe. 21. Persecuzione
dell'eroe. 22. Salvataggio
dell'eroe.
23. Arrivo
in incognito a casa dell'eroe. 24. Pretese infondate del falso eroe.
25. Compito difficile imposto all'eroe. 26. Adempimento del
compito. 27. Riconoscimento dell'eroe. 28. Smasche-ramento del
falso eroe o dell'antagonista. 29. Trasfigurazione dell'eroe (l'eroe
appare trasformato).
30. Punizione dell'antagonista. 31. Nozze dell'eroe o
lieto fine.
IL
TEMPO E LO SPAZIO
| Una caratteristica costante della fiaba è la mancanza di indicazioni precise
in relazione al tempo e allo spazio. Il tempo, infatti, in cui si
svolgono le vicende è sempre indefinito, imprecisato.
Le formule consuete «C'era una volta...», «Tanti, tanti anni fa...»,
«Nei I tempi antichi...», «Una volta.;.», che rimandano a un passato lontano,
vago, indeterminato, rendono ancor più misteriose e fantastiche le vicende narrate e consentono al lettore di
proiettarsi in un «tempo che non ha tempo» e di dare largo spazio alla propria
immaginazione. La durata stessa delle vicende è spesso generica:
potrebbero durare poche ore, come tanti giorni o tanti anni. Anche i luoghi
delle fiabe sono generalmente presentati con povertà descrittiva, anch'essi
risultano indeterminati, perché ciò che più interessa nella fiaba sono
le vicende e i personaggi. Questa indeterminatezza, imprecisione, indefinitezza
contribuisce a creare un'atmosfera misteriosa, magica, fantastica.
IL LINGUAGGIO
Il linguaggio della fiaba è caratterizzato dalla presenza di:
• espressioni tipiche del linguaggio orale, quotidiano, informale.
Non dobbiamo dimenticare, infatti, che le fiabe erano racconti trasmessi
oralmente da una generazione all'altra.
• formule fisse iniziali e finali. (Ad esempio: «C'era una
volta...», «... e vissero felici e contenti»)
• elementi ricorrenti che si ripetono sempre uguali, facili da
tenere a memoria. (Ad esempio: formule magiche, filastrocche senza senso...)
• dialoghi frequenti che vivacizzano la narrazione.
• utilizzo di voci verbali coniugate al modo indicativo e al tempo
imperfetto (usato più frequentemente in quanto è quello che esprime meglio
l'idea di una azione passata, ma indefinita, non del tutto compiuta) passato
remoto (usato soprattutto per
indicare azioni passate accadute in momenti ben precisi) presente (usato nei dialoghi).
FIABE DELLA TRADIZIONE E FIABE D’AUTORE
I primi scrittori-raccoglitori
risalgono al Seicento.
• In Italia Giambattista BASILE (1575-1632) scrisse in dialetto
napoletano cinquanta fiabe tradizionali nel suo Lo cunto de li cunti o Pentamerone.
• In Francia, sempre nel 1600, Charles PERRAULT (1628-1703)
interpretò fiabe già esistenti scrivendo I racconti di Mamma l'Oca, tra
cui sono famose: Cappuccetto rosso, II gatto con gli stivali, Cenerentola,
La bella addormentata nel bosco.
• Un secolo dopo, nel 1700, si diffusero in Europa le famose fiabe de Le
mille e una notte, una raccolta proveniente dal mondo arabo, di cui
conoscerai la storia di Aladino e quella di Ali Babà e i quaranta
ladroni.
• Solo nel 1800, però, vi fu una diffusione straordinaria
dell'interesse per la fiaba e per la cultura popolare: fiorirono così raccolte
di fiabe tradizionali in moltissimi Paesi.
• In Germania i più famosi scrittori di fiabe sono, stati Clemens BRENTANO
(1778-1842) e i fratelli GRIMM, Jakob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859),
che raccolsero un gran numero di fiabe della tradizione tedesca, tra cui Hansel e Gretel, Pollicino o Raperonzolo.
• In Italia, Giuseppe PITRÉ
(1841-1916) studiò e raccolse le fiabe della Sicilia.
• Ai giorni nostri Italo CALVINO (1923-1985) ha racchiuso nel
libro Fiabe italiane, del 1956,il suo paziente lavoro di ricerca e
trascrizione delle fiabe scritte nei vari dialetti regionali del nostro Paese.
Molti scrittori si sono cimentati con il genere «fiaba», creando storie
che naturalmente si ispiravano alla tradizione, ma che avevano trame originali
e personaggi inventati. Tra i più importanti ricordiamo il danese Hans
Christian ANDERSEN (1805-1875), autore tra l'altro di II brutto
anatroccolo, I cigni selvatici, La principessa, sul pisello; il siciliano
Luigi CAPUANA (1839-1915); la toscana Emma FERODI (1850-1918);
l'irlandese Oscar WILDE (1854-1900).
ORIGINI E INSEGNAMENTI DELLA FAVOLA
Come
è nata la favola?Come per tanti altri generi letterari, non sappiamo
esattamente come e perché sia nata la favola. Forse Esopo, primo scrittore di
favole, voleva insegnare le virtù ai bambini, e pensò di interessarli con
storie che avessero come protagonisti degli animali. Questi, infatti, sono
molto spesso i beniamini dei più piccoli e sono figure simpatiche e
divertenti. Nell'antica Grecia, comunque, le favole venivano usate nelle
scuole per insegnare ai giovani la morale. Circa sei secoli dopo, l'altro
grande scrittore di favole, il latino Fedro, ne spiegò la nascita in un modo
molto interessante. Ecco la sua ipotesi.
«Ora dirò
brevemente come sia nato il genere della favola: gente sottomessa e schiava,
non osando dire quello che avrebbe voluto, trasformò i suoi pensieri in
favolette. Fingendo di scherzare,
evitò la condanna. Io poi trasformai questo trucco in un'arte... E se
qualcuno, sospettoso, erroneamente riferirà a sé quel che io dirò in generale,
stolto, farà capire d'essere colpevole. Vorrei però ugualmente scusarmi con
lui: non ho intenzione di indicare singole persone ma mostrare la vita com'è e
i comportamenti umani».
Quindi gli
scrittori di favole, secondo Fedro, erano uomini senza potere (schiavi o
poveri) che, per paura di essere puniti, rappresentavano sotto forma di
animali le persone potenti, di cui volevano denunciare i vizi e le malvagità.
In questo modo la critica diventava più nascosta. Nello stesso tempo era
possibile per chiunque riconoscere i personaggi che si celavano dietro agli
animali: le favole, infatti, utilizzavano un linguaggio semplice e
universale.
Le favole
hanno sempre un lieto fine?
Come
abbiamo visto, le favole esaltano le virtù e condannano i vizi, anche se non è
detto che per i personaggi (gli animali) buoni e generosi ci sia sempre un
lieto fine. Le favole rispecchiano situazioni reali e, come accade nella
realtà, non sempre hanno un lieto fine. Bisogna leggerle con attenzione per
comprendere l'insegnamento che contengono: l'aggressività, l'ingratitudine, la
prepotenza, possono anche, in alcuni casi, prevalere sui buoni sentimenti, ma
non vengono mai proposte come modelli da imitare.
AUTORI DI FAVOLE
La favola come genere letterario nacque in Oriente, probabilmente in Mesopotamia, dove se ne sono trovati esempi in testi numerici dell’inizio del secondo millennio a.C. e in testi assiro-babilonesi; ed è proprio a questi testi che si suppone si siano rifatti i primi favolisti greci.
La favola assunse, poi, i suoi caratteri tipici intorno al VI secolo a.C. con il greco Esopo, dal quale successivamente trasse spunto la favolistica latina grazie ad autori quali Fedro, Ennio,Lucilio e Orazio.
Nei secoli successivi si ebbero altre raccolte di favole ma solo nel Medio Evo la tradizione favolistica ebbe grande fortuna. Fu nuovamente trascurata nel Quattrocento per essere poi ripresa da Leopardo e, nel Cinquecento, da autori quali il Firenzuola e l’Ariosto mentre nel Seicento fu più apprezzata in Francia che altrove, grazie anche all’opera di Jean de La Fontane.
Jean de La Fontaine nacque in Francia nel 1621. Di origini borghesi, conquistò la benevolenza dei nobili parigini come autore di commedie, poemi e racconti. La sua grande fama è dovuta soprattutto alle Favole, attraverso cui rappresentò i vizi degli uomini in generale e i capricci degli aristocratici in particolare. La sua opera letteraria fu tanto apprezzata che nel 1683 fu eletto membro dell'Accademia Francese (un’importante istituzione, sorta, nel l634; e ancora esistente, della quale fanno parte i maggiori letterati francesi, sempre in numero di quaranta). Morì nel 1695.
Il genere della favola fu molto utilizzato nel Settecento, per i suoi intenti educativi, mentre ebbe meno fortuna nell’Ottocento romantico che le preferì la fiaba per il senso di misterioso e fantastico. Di questo periodo bisogna ricordare Tolstoj. Lev Tolstoj era nato nel 1828 a Jasnaja Poljana in Russia, dal matrimonio tra un conte e una principessa, rimase orfano a soli nove anni. Insieme con altri cinque fratelli, ereditò vasti possedimenti terrieri, dove lavoravano in condizioni di semi-schiavitù moltissimi contadini. Dopo alcuni anni passati nell'esercito, abbandonò la carriera militare e ritornò alle sue terre, dove offrì la libertà ai contadini. Questi, però, sospettando che si trattasse di un tranello, rifiutarono l'offerta. Tolstoj, invece, era sinceramente preoccupato di migliorare le condizioni di vita dei più poveri. Così, dopo lunghi viaggi in Europa, tornò a Jasnaja Poljana e, nel 1859, aprì una scuola per i figli dei contadini.In questa scuola Tolstoj non voleva solamente insegnare a leggere e a scrivere, ma anche impartire un'educazione morale ai giovani. A questo scopo egli, già autore di grandi romanzi come i famosi Guerra e Pace e Anna Karenina, scrisse anche numerose favole che servivano all'educazione dei suoi allievi. La scuola di Jasnaja Poljana divenne un centro di fama internazionale, dove si recavano da tutto il mondo scrittori, scienziati, giovani e uomini comuni interessati a conoscere il metodo educativo del grande scrittore russo. Tolstoj trascorse gli ultimi anni della sua vita peregrinando per la Russia in cerca della serenità e della pace interiore. Il 7 novembre del 1910 morì povero e lontano da casa. Il suo funerale vide una grande e commossa partecipazione popolare.
Nel nostro secolo, infine, la favola è stata rivalutata da scrittori moderni quali Trilussa, Pratesi, Moravia, Malerba, Rodari e tanti altri che, pur rifacendosi alle favole tradizionali, hanno rivestito le loro narrazioni di attualità, ispirandosi agli aspetti e ai problemi della società attuale. Le favole moderne presentano in genere un intreccio più complesso di quello delle favole tradizionali, un testo più lungo, una maggiore ricchezza di personaggi; non più soltanto animali o piante, ma anche esseri umani e, infine, la mancanza per lo più della finalità didascalica
lunedì 29 agosto 2011
PROVE D'INGRESSO: dettato
Dettato
IL MIO NOME E’ RANIA Rania Hammad
Una delle cose che le mie amiche mi chiedevano sempre era perché mi chiamavo Rania. E si dispiacevano quanto me quando gli altri ragazzini mi prendevano in giro chiamandomi “ragnatela” o “rana”. Forse il soprannome che mi dava più fastidio era “uomo ragno”.
Un giorno tornai a casa quasi in lacrime e domandai a mia madre perché mi avevano dato quel nome così ridicolo. Lei mi rispose che in arabo ha un significato bellissimo: “sguardo profondo”. Da allora ne diventai orgogliosa e quando qualche dispettoso mi prendeva in giro mi vendicavo trovando un nomignolo anche per lui.
VALUTAZIONE
Tutto giusto=10
1 errore=9,5
2 errori=9
3 errori=8,5
4 errori=8
5 errori=7
6 errori=6
7=5
8=4,5
9=4
Più di 10 errori = NS
IL MIO NOME E’ RANIA Rania Hammad
Una delle cose che le mie amiche mi chiedevano sempre era perché mi chiamavo Rania. E si dispiacevano quanto me quando gli altri ragazzini mi prendevano in giro chiamandomi “ragnatela” o “rana”. Forse il soprannome che mi dava più fastidio era “uomo ragno”.
Un giorno tornai a casa quasi in lacrime e domandai a mia madre perché mi avevano dato quel nome così ridicolo. Lei mi rispose che in arabo ha un significato bellissimo: “sguardo profondo”. Da allora ne diventai orgogliosa e quando qualche dispettoso mi prendeva in giro mi vendicavo trovando un nomignolo anche per lui.
VALUTAZIONE
Tutto giusto=10
1 errore=9,5
2 errori=9
3 errori=8,5
4 errori=8
5 errori=7
6 errori=6
7=5
8=4,5
9=4
Più di 10 errori = NS
PROVE D'INGRESSO: competenze grammaticali
Competenze grammaticali
1. Nelle seguenti frasi riconosci le diverse parti del discorso e inseriscile esattamente nello schema preparato sul tuo quaderno.
SCHEMA Nomi……………………………………………..
Articoli…………………………………………..
Verbi………………………………………………
Aggettivi………………………………………….
Pronomi…………………………………………
1. Il peso di questo zaino è eccessivo. 2. Oggi non torno per il pranzo 3. La casa di Anna si trova tra due strade secondarie. 4. In quel parco ci sono molti giochi per i bambini. 5. Ho studiato ma non sono contenta dei risultati. 6. Fra noi e loro esistono differenze notevoli.
2. Completa le seguenti frasi coniugando, sul quaderno, il verbo dato tra parentesi, di cui è indicato modo e tempo (attento alla persona)
Io e Luigi (amare – ind. pres.)……. molto la montagna.
Alcune reti televisive (trasmettere – ind. fut.)….. tutte le partite di coppa.
Mariangela e Valeria (apprezzare – ind. pres.)….la cucina cinese.
Tu e la tua amica sicuramente (concludere – ind. pass. pross.)…… il vostro lavoro.
Il presidente (pronunciare – ind. pass. rem.)……il proprio discorso di fronte a un pubblico ostile.
L’estate scorsa il caldo (essere – ind. imperf.)…… soffocante.
Credo che tuo padre (capire – cong. pres.)……perfettamente la situazione.
Per favore mi ( dare – cong. pres.) …… un chilo di pane.
Sono partito alle dieci da Torino e (arrivare – ind. pass. pross.)….. a Roma cinque ore dopo.
Al mio cane non (piacere – ind. pres.) …..l’acqua.
1. Nelle seguenti frasi riconosci le diverse parti del discorso e inseriscile esattamente nello schema preparato sul tuo quaderno.
SCHEMA Nomi……………………………………………..
Articoli…………………………………………..
Verbi………………………………………………
Aggettivi………………………………………….
Pronomi…………………………………………
1. Il peso di questo zaino è eccessivo. 2. Oggi non torno per il pranzo 3. La casa di Anna si trova tra due strade secondarie. 4. In quel parco ci sono molti giochi per i bambini. 5. Ho studiato ma non sono contenta dei risultati. 6. Fra noi e loro esistono differenze notevoli.
2. Completa le seguenti frasi coniugando, sul quaderno, il verbo dato tra parentesi, di cui è indicato modo e tempo (attento alla persona)
Io e Luigi (amare – ind. pres.)……. molto la montagna.
Alcune reti televisive (trasmettere – ind. fut.)….. tutte le partite di coppa.
Mariangela e Valeria (apprezzare – ind. pres.)….la cucina cinese.
Tu e la tua amica sicuramente (concludere – ind. pass. pross.)…… il vostro lavoro.
Il presidente (pronunciare – ind. pass. rem.)……il proprio discorso di fronte a un pubblico ostile.
L’estate scorsa il caldo (essere – ind. imperf.)…… soffocante.
Credo che tuo padre (capire – cong. pres.)……perfettamente la situazione.
Per favore mi ( dare – cong. pres.) …… un chilo di pane.
Sono partito alle dieci da Torino e (arrivare – ind. pass. pross.)….. a Roma cinque ore dopo.
Al mio cane non (piacere – ind. pres.) …..l’acqua.
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