mercoledì 9 ottobre 2013

il cinque maggio.



Parafrasi

Egli non è più. Come immobile,
dopo aver esalato l’ultimo respiro,
rimase il corpo senza vita e senza memoria
privato di uno spirito così grande,
così colpita, stupefatta
la terra alla notizia della sua morte resta immobile,

ammutolita, pensando al momento
della morte dell’uomo mandato dal destino;
non sa quando una uguale
impronta di piede mortale
la sua polvere insanguinata
tornerà a calpestare.

Napoleone nel momento di gloria (sfavillante sul trono)
vide il mio genio poetico ma non parlò;
quando Napoleone con avvicendarsi incessante,
cadde, si risollevò e ricadde definitivamente
al suono di mille voci
(il mio genio) non ha mischiato la sua:

(il mio genio) è vergine da elogi servili
e da insulti vigliacchi,
(il mio genio) si leva ora commosso all’improvvisa
sparizione di una figura così radiosa;:
e innalza alla tomba un canto
che forse resterà immortale.

Dalle Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno
di quell’uomo risoluto l’azione fulminea
seguiva immediatamente la decisione rapida;
la sua azione esplose da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mare.

Fu una vera gloria? Alle generazioni future
la difficile risposta: noi
ci inchiniamo a Dio,
che ha voluto su di lui
del suo spirito creatore
imprimere un segno più grande.

La tempestosa e trepidante
gioia di un grandioso progetto,
l’ansia di un animo che indomito
serve, pensando a comandare:
e lo raggiunge, e ottiene un premio
ch’era follia sperare di ottenere;

tutto egli provò: la gloria
più grande dopo il pericolo,
la fuga  e la vittoria,
la reggia (il potere) e il triste esilio:
due volte è stato sconfitto
due volte ha raggiunto il trionfo.

Egli si presentò alla storia: due secoli,
contrapposti,
si rivolsero a lui rispettosamente,
in attesa del loro destino;
egli fece silenzio, e come un arbitro
sedette in mezzo a loro.

E scomparve, e i giorni nell’ozio
concluse in un’isola così piccola,
bersaglio di un’invidia immensa
e di un profondo rispetto,
di odio inestinguibile
e di amore invincibile.

Come sul capo del naufrago
l’onda incombe vorticosa e grava,
l’onda su cui lo sguardo (la vista) dello sventurato,
poco prima scorreva alto e proteso, ad avvistare
invano lontani approdi;

così su quell’anima il cumulo
dei ricordi si abbattè!
Oh quante volte ai posteri
cominciò a narrare le sue memorie,
e sulle pagine eterne (anche nel senso di mai finite)
cadde la sua mano stanca!

Oh quante volte, al silenzioso
concludersi di un giorno trascorso nell’inerzia,
abbassati gli occhi brillanti,
le braccia conserti al petto,
rimase, e dei giorni passati
lo assalì il ricordo!

E ripensò agli accampamenti
spostati continuamente, e alle trincee nemiche colpite,
al muoversi fulmineo dei plotoni,
all’incalzare ondeggiante della cavalleria,
agli ordini concitati,
alla loro rapida esecuzione.

Ahi! Forse di fronte a tanto dolore
si smarrì il suo animo affannato,
e perse ogni speranza; ma provvidenziale
venne una mano dal cielo,
e in un’atmosfera più serena
pietosa lo trasportò;

e lo guidò per i fioriti
sentieri della speranza,
verso l’eternità, al premio
che supera ogni desiderio umano
dov’è silenzio e tenebre
la gloria del passato.

Immortale! Benefica
Fede abituata ai trionfi!
Scrivi anche questo trionfo, gioisci;
perché uomo più potente
mai si è chinato di fronte alla croce.

Tu Fede dalle spoglie mortali stanche
allontana ogni parola di condanna e di odio:
Dio che abbatte e resuscita,
che affanna e che consola con la misericordia
sul letto solitario
siede accanto a Napoleone,

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