mercoledì 2 ottobre 2013

il sabato del villaggio




IL SABATO DEL VILLAGGIO Giacomo Leopardi
   

      La donzelletta1 vien dalla campagna
      in sul calar del sole2,
col suo fascio dell'erba; e reca3 in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole4,
ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa5, il petto e il crine6.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno7;
e novellando vien del suo buon tempo8,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea9 danzar la sera intra di quei10
ch'ebbe compagni dell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna11,
torna azzurro il sereno12, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti13,
al biancheggiar della recente luna14.
Or la squilla dà segno15
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta16.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta17,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore18;
e intanto riede alla sua parca mensa19,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo20.

Poi quando intorno è spenta ogni altra                       
e tutto l'altro tace22,                          [face21
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol23, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna24,
e s'affretta, e s'adopra
di  fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba25.

Questo26 di sette è il più gradito giorno,
pien di speme27 e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore28, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno29.

Garzoncello scherzoso30,
cotesta età fiorita31
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita32.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta33.
Altro dirti non vo'34; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave35.








1:la fanciulla
2: all’ora del tramonto
3: porta
4:con il quale, nel modo in cui è solita(suole) fare
5: ella si prepara a ornare domani, nel giorno di festa
6: i capelli
7: rivolta a occidente, verso il tramonto
8: raccontando (novellando) del suo tempo felice, la giovinezza
9: era solita
10: insieme a quelli
11: si fa scura
12: il cielo torna ad essere azzurro
13: e le ombre, scomparse dopo il tramonto, riappaiono dai colli e dai tetti
14: sotto la luce della luna appena sorta
15; ora la campana (squilla) annuncia
16: si consola
17: in gruppo
18: un chiasso gioioso
19: ritorna (riede) alla sua povera cena
20: pensa fra sé e sé alla giornata seguente in cui si riposerà
21: luce
22: e ogni cosa è immersa nel silenzio
23: del falegname
24: alla luce del lume
25: si sforza (s’adopra) di terminare il lavoro (l’opra) prima che ritorni la luce del giorno
26: il sabato
27: speranza
28: domani le ore porteranno tristezza e noia
29: ciascuno tornerà con il pensiero al lavoro abituale
30: fanciulletto allegro
31: la fanciullezza
32: anticipa l’età adulta
33: la giovinezza è una condizione dolce e gioiosa
34: non voglio dirti altro
35: ma non ti dispiacere (non ti sia grave) se la festa della tua vita tarderà ad arrivare

ESERCIZI
1.      In quale luogo e in quale momento della settimana si svolge la scena descritta da Leopardi?
2.      Riassumi brevemente le azioni compiute dai diversi personaggi presenti nel testo spiegando quale elemento li accomuna.
Donzelletta…
Vecchierella…
Zappatore…
Falegname…
Elemento in comune…
3.      Quali suoni e rumori rendono più ricca e vivace la descrizione che il poeta fa del villaggio?
4.      Nell’ultima strofa della poesia Leopardi si rivolge a un interlocutore immaginario: chi è? Che cosa rappresenta?
5.      A quali elementi dell’esistenza umana corrispondono simbolicamente il sabato e la domenica?
6.      La poesia si divide in una parte descrittiva  e in una riflessiva. Quali versi sono dedicati alla descrizione e quali alla riflessione?
7.      Leggendo questa poesia ti sarai accorto della sua grande musicalità: questa è dovuta, oltre che a un uso sapiente dei versi endecasillabi e settenari, all’uso ricorrente di assonanze e allitterazioni. Individuane alcune.
8.      Spiega la metafora presente nell’espressione “età fiorita”.
9.      Confronta  Il sabato del villaggio con Il passero solitario e indica se le affermazioni che seguono sono vere [V] o false [F]
  • Entrambi i testi sono ambientati a Recanati.
  • In entrambi Leopardi contrappone la giovinezza alla vecchiaia.
  • Le due poesie esprimono una diversa concezione dell’infelicità umana.
  • Solo nel Sabato del villaggio viene descritta la vita degli abitanti di Recanati.
10.  Pensi anche tu, come il poeta, che il sabato sia “il più gradito giorno” e che la domenica porti con sé “tristezza e noia”, o hai un’opinione diversa? Spiega il tuo punto di vista descrivendo come trascorri di solito queste due giornate.


La fanciulla (la donzelletta – diminutivo arcaico) ritorna dalla campagna [torna dal lavoro nei campi] al tramontar del sole (in sul = verso il), portando un fascio d’erba e tiene in mano un mazzolino di rose e di viole (ha l'erba per le bestie, come tutti i giorni, ma in mano ha viole e rose come segno della festa), delle quali (onde), come è solita (suole), si prepara a ornare l'indomani, giorno di festa, il petto e i capelli (crine).
[Alla baldanza giovanile della donzelletta viene contrapposta la quiete della vecchierella]
Intanto sulle scale (i gradini dell'uscio di casa) siede con le vicine la vecchierella a filare, rivolta là (
incontro là) dove tramonta il sole e racconta (novellando vien = raccontando con tono di fiaba)  della sua giovinezza (suo buon tempo - metafora), quando anch’ella si preparava la domenica e ancora giovane e bella era solita (solea, torna l'idea della cara abitudine) andare a ballare con coloro che erano giovani come lei (ebbe compagni nell’età  più bella – “età più bella” è metafora).
Ormai (
già, esprime il rapido volgere della sera) inizia a scurire (l’aria imbruna), il cielo (il sereno) torna azzurro (metonimia), e al biancheggiare della luna appena sorta (recente luna) ritornano giù dai colli e dalle case le ombre (dopo che erano sparite al tramontare del sole tornano a disegnarsi per terra). Ora la campana (la squilla) dà segno della festa che sta arrivando (metonimia); e a quel suono, si direbbe (diresti, con valore impersonale) che il cuore si consola (si riconforta: per un momento dimentica i suoi mali).
I fanciulli (sono i primi a gioire della festa tanto attesa) gridando in gruppo (
in frotta) sulla piazzola, e saltando di qua e di là fanno un rumore allegro (lieto – perché suscita gioia); e intanto il contadino torna (riede forma arcaica che suggerisce l’impressione del camminare lento e cadenzato di chi è stanco) alla sua  povera casa (parca mensa), fischiettando (in segno di letizia lui pure) e fra sé e sé (seco) pensa al giorno del suo riposo.

Poi quando intorno tutti i lumi (face - latinismo) sono spenti e tutto è silenzio (tace – face/tace è rima baciata), senti (odi...odi, anafora) il martello picchiare, senti la sega del falegname, che  sveglio nella sua bottega chiusa, alla luce della lucerna, si affretta e si adopera per finire il lavoro (fornir l'opra) prima della luce dell’alba.

Questo è il giorno [il sabato, che si è appena concluso] più gradito della settimana (di sette), pieno di speranza (speme) e di gioia: domani le ore porteranno tristezza e noia, e ognuno tornerà col pensiero (in suo pensier farà ritorno) alla fatica di tutti i giorni (il travaglio usato).
Ragazzo (Garzoncello, l'uso del diminutivo indica affetto) allegro/scanzonato (scherzoso), questa giovinezza (età fiorita - metafora) è come un giorno pieno di felicità (similitudine), luminoso, sereno, che precede la maturità (festa di tua vita - metafora, dunque la fanciullezza è simile al sabato, che promette gioia, la maturità alla domenica, in cui ogni illusione svanisce).
Godi o fanciullo [quanto puoi] della giovinezza; questa è una condizione (
stato) beata, un’età gioiosa (stagion lieta - metafora).
Non voglio dirti altro; ma non ti pesi che la tua festa tardi ancora a venire [cioè non aver fretta di crescere].
Commento: : Il sabato del villaggio, scritto da Giacomo Leopardi nel 1829 a Recanati, fa parte dei "grandi idilli" e, come tale, si evidenziano da subito in tutto il componimento i temi della rimembranza e dell'evanescenza della giovinezza. Il tema predominante del componimento è rievocare "l'età fiorita", tema che peraltro si ritrova in altri idilli come in A Silvia, dove la ragazza è personificazione stessa della gioventù che sfiorisce. L'autore invita a non aspettarsi felicità dal futuro, perché come la domenica deluderà l'attesa del sabato, così la vita deluderà i sogni della giovinezza. Leopardi, quindi, ritiene di non doversi aspettare niente, in modo da non essere mai delusi.
Il poeta in questa lirica parla della vita che si conduce di sabato nel suo villaggio. Si può suddividere la poesia in due parti:
  1. prima parte : descrittiva in cui regna l'allegria per i giorni di festa e successivamente il silenzio rotto dagli strumenti del falegname. I primi versi, infatti, oppongono la gioia ed il giorno alla serenità del sonno;
  2. parte finale: riflessiva dove il poeta guarda al domani quando la quotidianità infonderà il tedio e riflette sulla fugacità della giovinezza.
Negli ultimi versi il poeta oppone l'oggi spensierato, metafora della giovinezza, al domani, simbolo della noia e della vecchiaia.
Forma metrica: Canzone libera. Settenari e endecasillabi si alternano e vi sono due versi non rimati (41 e 43).
Parallelamente alle tematiche il ritmo nei primi versi è più incalzante, scorrevole e spensierato, mentre diventa in chiusura, più pacato ed incline alla meditazione. Il ritmo agile e mosso è reso efficacemente attraverso l’utilizzo dei settenari, mentre il ritmo più lento è reso dall’endecasillabo.
Sono presenti numerose figure retoriche, oltre a quelle evidenziate nel testo a fronte della poesia, vi sono: Litote: "altro dirti non vo'" con la quale Leopardi esprime l'intenzione di non demoralizzare i giovani. Climax: I personaggi realizzano un climax prima crescente dopo decrescente: la donzelletta (gioventù) - la vecchierella (vecchiaia) - lo zappatore (età matura) - il garzoncello (gioventù).
Si possono notare inoltre, nella prima parte della poesia, allitterazioni con doppie (donzelletta, mazzolin, vecchierella, novellando, sulla, bella, colli...) o con dittonghi (giorno, chiaro, ciascuno, gioia, stagion, pien, pensier, lieta), o con ripetizione degli stessi suoni (in sul calar del sole; siccome suole).
L'uso dei diminutivi (donzelletta, vecchierella, garzoncello) denota la tenerezza del poeta verso i suoi personaggi, in particolare per gli adolescenti.


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