lunedì 5 novembre 2012

LA LIRICA COMICO REALISTICA





Si sviluppa in Toscana nella prima metà del trecento, contemporaneamente al Dolce Stil Novo. È una poesia particolare, definita giocosa e burlesca.
I temi cui si ispira la poesia comico-realistica, nettamente contrapposta a quelli spirituali del Dolce Stil Novo, sono:
1.      l’amore inteso come attrazione fisica, ardente, appassionato e sensuale;
2.      la donna come creatura terrena, non la donna angelo degli stilnovisti;
3.      l’esaltazione del denaro, del gioco, del bere, del divertimento e del piacere;
4.      l’aggressione verbale espressa in modo satirico e spesso offensivo;
5.      il bisogno costante di denaro e il lamento contro la povertà e i fastidi della vita.
Le caratteristiche comuni ai poeti che appartengono a questa corrente non sono molte, quella più importante riguarda il tono e lo stile: questi poeti rinnegano la lirica alta e tragica e trattano di argomenti modesti, legati alle cose quotidiane e di conseguenza adoperano ( come voleva il principio medioevale della congruenza tra tema e stile ) un lessico ed una sintassi vicini a quelli della lingua parlata. È infatti poesia comica in senso medioevale, una lirica mediocre sia negli argomenti che nei mezzi espressivi. Questi poeti fanno precise scelte stilistiche, come l’uso dell’ingiuria e il gusto per la parola forte e violenta, per l’aggressività verbale. Ma questi poeti non erano per niente inferiori agli altri, avevano semplicemente scelto di raccontare questi temi. I poeti comico-realistici sono espressione di un mondo nuovo e in continua evoluzione, il mondo mercantile della nascente società comunale  toscana e la rispecchiano rappresentandone la realtà quotidiana in tutti i suoi aspetti, persino quello politico.

Cecco Angiolieri  nacque a Siena intorno al 1260 e morì forse nel 1312, era di nobile famiglia. Fece una vita molto scapestrata e fu una delle personalità più forti del primo trecento.  Cecco è un uomo colto che fa la caricatura alla raffinata poesia stilnovista, nei suoi oltre 100 sonetti celebra i piaceri della vita. Il suo linguaggio è acceso e quasi plebeo, suscita meraviglia e poi magari si risolve in una battuta. La sua donna Becchina è il contrario di Beatrice.
La poesia di Cecco è destinata all’ascolto ed è scritta per fare colpo sull’ascoltatore. La poesia celebra:
la voglia di godersi la vita,
il desiderio di dominare il mondo,
il risentimento del poeta,
il gusto per la battuta,
la visione della donna come essere terreno e desiderabile,
l’aggressività verbale.
La strofa finale è la battuta risolutiva per dimostrare che il fine della poesia è solo comico: in una sola risata annulla le minacce fatte. Il poeta mostra una rabbia nei confronti di tutto e di tutti , la sua rabbia violenta è pronta a risolversi in una sghignazzata finale.
E’ un sonetto, rime: quartine incrociata (ABBA ABBA) terzine alternata (CDC DCD).

Nessun commento:

Posta un commento