giovedì 20 settembre 2012

prove d'ingresso di geografia



1. Ricopia il disegno della rosa dei venti sul quaderno e indica i 4 punti cardinali: Nord, Sud,Ovest, Est


2. Ricopia le definizioni sul quaderno e collega ciascun termine alla relativa descrizione.
CARTA FISICA       CARTA POLITICA      CARTA TEMATICA
A.      La carta che mostra i confini delle regioni e degli stati, le vie di comunicazione e le città.
B.       La carta che mostra la distribuzione sul territorio di un determinato fenomeno: popolazione, industria, precipitazioni.
C.       La carta che mostra le caratteristiche naturali di un territorio: montagne, pianure, corsi d’acqua.


3. Ricopia sul quaderno le seguenti affermazioni e indica se sono vere o false.

  1. Le coste della Toscana sono bagnate dal mar Adriatico                                         V     F
  2. Il Tirreno bagna le coste occidentali della penisola italiana                                    V    F
  3. Le Alpi percorrono l’Italia da nord a sud partendo dalla Liguria                            V    F
  4. Gli Appennini formano un arco montuoso che attraversa l’Italia settentrionale     V    F
  5. Il fiume Po sfocia nel mar Adriatico                                                                        V    F
  6. Il lago più grande d’Italia è il Lago Maggiore                                                          V    F
  7. L’Italia è situata nella regione meridionale dell’Europa                                          V    F
  8. La Pianura Padana si estende nell’Italia settentrionale                                            V    F
  9. Il Campidano è una pianura della Sardegna                                                             V    F
  10. L’Europa è un continente molto grande, il secondo dopo l’Asia                              V    F
  11. In Europa si trovano vaste zone desertiche                                                               V    F
  12. L’Oceano Pacifico bagna le coste occidentali dell’Europa                                       V    F
  13. La Russia è un paese in parte esteso in Europa                                                         V    F

4. Per ciascuna delle 20 regioni italiane indica, sul quaderno, oltre al nome anche la città capoluogo

5. Sul quaderno collega i termini specifici della geografia alla loro definizione corretta.
  
 Pianta, rilievo, valico, paesaggio urbano, paesaggio rurale, confine, settore primario, settore secondario, settore  
 terziario, precipitazioni, foce, clima.

a)       Attività produttive agricole o inerenti l’allevamento, le pesca e lo sfruttamento delle risorse forestali.
b)       Passaggio tra gli opposti versanti di una catena montuosa.
c)       Insieme di montagne di una regione.
d)       Sbocco di un fiume nel mare.
e)       Attività produttive industriali o inerenti l’estrazione e la lavorazione di materie prime.
f)        Paesaggio di campagna.
g)       Rappresentazione grafica in scala di una piccola località
h)       Insieme delle condizioni: temperatura, precipitazioni, umidità venti,che caratterizzano un territorio.
i)         Attività produttive riguardanti i servizi: negozi, banche, scuole, ospedali, alberghi.
j)         Linea convenzionale che delimita la superficie di uno stato o regione.
k)       Piogge, neve, grandine.
l)         Paesaggio di città.

prove d'ingresso di storia



Esercizio 1 Comprendere il testo


Il villaggio sul colle Palatino si affacciava sulle rive del Tevere proprio nel punto in cui i pastori provenienti dall'Appennino si fermavano per dissetare le pecore. Qui inoltre acquistavano dagli Etruschi il sale, un prodotto considerato molto prezioso che questi ultimi producevano nelle saline lungo la costa.
Ben presto gli abitanti del villaggio si impadronirono del commercio del sale, ne trassero notevoli guadagni e fondarono nuovi villaggi sulla cima degli altri colli. Quindi unirono i sette villaggi. Così nacque la città di Roma.

Leggi il brano attentamente e accertati di conoscere il significato di tutte le paro­le. Altrimenti sottolinea quelle incerte o sconosciute e controllale sul vocabolario.

Colloca nello spazio i termini geografici e definisci i termini storici (se non lo farai anche in seguito, non capirai mai il senso del testo). Scrivi sul tuo quaderno le risposte corrette
A.    Il colle Palatino è:
          una collina vicina a Roma
          uno dei sette colli di Roma
          un vulcano vicino a  Napoli
B.    Il Tevere è:     
           il fiume che attraversa Firenze
           il fiume che attraversa la Pianura Padana
           il fiume che attraversa Roma
C.    L'Appennino è:
           un lago                                
           una catena montuosa
           il mare che bagna il Lazio
D.   Gli Etruschi sono un popolo che abitava:
          nell'Italia centro-settentrionale  
          a nord del Po 
          nell'Italia meridionale
Rispondi  alle domande, sempre sul tuo quaderno. È un esercizio che ora dovrebbe riuscirti facile.
1.    Chi si fermava sulle rive del Tevere?

2.    Quali scopi raggiungevano fermandosi?

3.    A chi apparteneva il prodotto che essi acquistavano?

4.    Chi si impadronì del commercio di quel prodotto?

5.    Quali conseguenze ne derivarono?

Esercizio 2 usare la striscia del tempo

Colloca, sul quaderno,  in sequenza cronologica sulla striscia del tempo le tre forme dello Stato romano scritte qui sotto:
Repubblica, Monarchia, Impero.

753 a.C.     509 a.C.                 27°a.C.                  476d.C.

Esercizio 3 usare la striscia del tempo

Metti in ordine cronologico sul tuo quaderno gli eventi elencati in disordine. (non servono le date ma solo ricordare ciò che avviene prima e cosa accade dopo)

A Divisione dell’Impero romano in Impero d’Occidente ed Impero d’Oriente
B Editto di Costantino
C Fine dell’Impero romano d’Occidente
D Nascita di Gesù

Quando non si conoscono o non si ricordano le date degli avvenimenti è utile ricorrere ai rapporti di causa ed effetto. Essi infatti servono a stabilire che cosa è accaduto prima e che cosa è accaduto dopo.

Leggi il periodo seguente, poi colloca i quattro eventi indicati sulla striscia del tempo usando per ciascuno di essi la sigla tra parentesi quadra.

La fine dell’Impero Romano d’Occidente [FIRO] fu causata dal Crollo dell’Economia [CE] e dall’Indebolimento dell’Esercito [IE]; essa causò la formazione dei cosiddetti Regni Romano Germanici [RRG]


martedì 24 luglio 2012

epica medioevale


L’epica cavalleresca
Dall’epica del mondo antico all’epica medioevale.
Dopo avere letto alcuni episodi dell’Iliade, dell’Odissea e dell’Eneide, i tre grandi poemi epici del mondo antico, greco e latino; avete imparato che per epica si intende la narrazione poetica delle imprese gloriose, straordinarie  di un popolo, dei suoi eroi, dei suoi dei. La poesia epica, però non si esaurì con i poemi di Omero e Virgilio.
 Nel periodo medioevale, infatti, e nei secoli successivi, ebbe una vasta diffusione, dando origine a un gran numero di poemi e romanzi in prosa.
Nell’alto medioevo, quando l’impero romano di Occidente è definitivamente tramontato, nascono nuovi regni in cui elementi culturali di origine romana si fondono con gli apporti delle diverse culture barbariche, preparando il terreno alla formazione delle future monarchie nazionali che determineranno poi le sorti dell’Europa moderna e contemporanea: queste profonde trasformazioni interessano l’economia, la società, il diritto e le tecniche militari.
Tra il VII e l’VIII secolo, ai confini dell’Europa si affacciano due popolazioni nuove, gli Arabi, che attraverso lo stretto di Gibilterra sbarcano in Spagna e minacciano il continente, e gli Avari, che muovendosi dall’Asia centrale verso occidente determinano lo spostamento verso l’Europa centrale di molti altri gruppi seminomadi, tra cui i Longobardi.
Pur essendo civiltà diversissime tra loro, Arabi e Avari sono accomunati dall’uso del cavallo negli scontri bellici e ciò costringe le popolazioni europee che entrano in conflitto con loro – in primo luogo i Franche – a trasformare il proprio modo di combattere per potersi opporre efficacemente agli invasori: negli scontri militari viene utilizzata massicciamente la cavalleria e dall’VIII secolo il cavaliere diviene la figura centrale di ogni azione militare.
Gli elementi che caratterizzano la civiltà medioevale fin dal suo nascere sono due: la fede e le armi. La fede da valore tanto alle gesta degli eroi, quanto alla vita quotidiana della gente; l’uso delle armi, invece, è la principale attività dei nobili cavalieri.
Dopo la caduta dell’Impero romano nascono i nuovi regni romano barbarici, il cui patrimonio di miti e leggende viene trasmesso in forma poetica utilizzando le lingue volgari, ossia le lingue locali che progressivamente sostituiscono il latino. Riprende così vigore in Europa la tradizione dei poemi epici, che ora celebrano la nascente società feudale e sono dominati dalla figura del cavaliere, un personaggio che agisce sulla spinta di alti ideali come la difesa dei deboli, delle donne e della fede cristiana.
È per questo motivo che nel medioevo si parla di epica cavalleresca, anche se i diversi poemi assumono di volta in volta caratteristiche specifiche in relazione alla realtà storica e culturale all’interno della quale vengono elaborati.
L’eroe dell’epica medioevale è il cavaliere “senza macchia e senza paura”, che combatte in difesa della fede cristiana, della patria, della giustizia. I poemi medioevali, anche se arricchiti di elementi fantastici, rispecchiano senz’altro la realtà sociale e culturale del tempo, centrata sul  cavaliere considerato un campione della fede e un difensore delle cristianità contro gli infedeli. Figura importante dei poemi  è quella del cavaliere errante per lo più figlio cadetto dei feudatari. Questi non possedendo un feudo proprio, si mette  a disposizione di un signore o del re: durante la cerimonia dell’investitura, presta giuramento di fedeltà promettendo di mettere le proprie armi al servizio della Chiesa e “di non usare mai la spada per ferire qualcuno ingiustamente, ma sempre per difendere causa nobili e giuste”. Difendere la fede cristiana da ogni nemico, difendere l’integrità e l’onore del proprio signore e della propria terra, soccorrere i poveri, gli orfani e le vedove: questi sono i compiti degli eroi del mondo medioevale.
I giullari, i cantastorie del tempo che si spostano da un luogo all’altro dell’Europa, diffondono le vicende di questi eroi. I loro semplici racconti – spesso in versi, in modo tale da poter essere cantati con l’accompagnamento di  strumenti musicali – si  arricchiscono man mano di nuove storie e avventure, attorno al nucleo centrale di alcuni temi ricorrenti: la guerra agli infedeli, l’abilità nelle armi, la fedeltà al re. A partire dal XII secolo, alcuni scrittori riuniscono e perfezionano questi racconti, componendo opere di grande valore artistico, umano e storico.
L’epica cavalleresca  medioevale.
Nell’Europa occidentale si sviluppano due filoni narrativi fondamentali: le Canzoni di Gesta e i Romanzi della Tavola Rotonda. Del primo filone fa parte, per esempio, la Chanson de Roland, che apre il cosiddetto ciclo carolingio ( una serie di poemi dedicati ai paladini di Carlo Magno ). Il secondo filone è costituito dai romanzi che narrano le avventura dei cavalieri di re Artù e viene chiamato anche ciclo bretone, dal nome della regione in cui si svolgono le vicende (la zona della Bretagna, che comprendeva l’odierna Inghilterra e il nord della Francia). Il ciclo carolingio si sviluppa contemporaneamente al ciclo bretone  ma, mentre il primo si diffonde in misura maggiore tra il popolo, il secondo trova il suo pubblico soprattutto nelle corti del nord della Francia. I romanzi di re Artù, infatti, sono più raffinati rispetto alle opere del ciclo carolingio: l’intreccio è più complesso e i temi non sono solo guerreschi, ma anche amorosi.
Il ciclo carolingio. Tra le tante guerre che Carlo Magno, re dei Franchi, combatté e vinse in Europa contro Bavari, Frisoni, Slavi, Avari, Bretoni e Longobardi, quelle contro gli arabi – che nel 771 avevano occupato quasi tutta la Spagna  costituendo una minaccia per l’Europa cristiana ­– non sono ricordate nella storia come le più gloriose: Carlo Magno, infatti, nelle sue spedizioni riuscì a strappare agli Arabi soltanto un piccolo territorio al di là dei Pirenei.
Nella letteratura, invece, furono proprio queste guerre del re cristiano contro i musulmani (chiamati anche saraceni o mori)  che riempirono le pagine di biblioteche intere ed ebbero enorme fortuna popolare, soprattutto in Spagna e in Italia.  Le imprese attribuite al re dei Franchi e ai suoi paladini ( i dodici cavalieri che formavano la guardia del corpo del re) cominciarono ad essere scritte – in prosa e in versi – alcuni secoli dopo che si erano svolte, quando in Europa furono organizzate le crociate per liberare Gerusalemme e la Palestina, occupate dai Turchi musulmani. Il racconto delle guerre, combattete e vinte dal re cristiano contro i musulmani di Spagna, accendeva gli animi, mentre i crociati, come i gloriosi paladini di un tempo, si preparavano a partire per andare a liberare il Santo Sepolcro dai Turchi.
Con l’andar del tempo si spense l’entusiasmo per le guerre sante e non furono più organizzate crociate, ma i duelli e le battaglie tra cavalieri cristiani e musulmani continuarono ad essere scritti e raccontati  come esempio di ogni contesa e di ogni avventura. Predominante, infatti, per tutta l’epoca medioevale rimane la figura del cavaliere impegnato a combattere in difesa della fede.
Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.   Le storie di questo ciclo narrano ancora di cavalieri solitari, i cavalieri della Tavola Rotonda di re Artù, sempre in viaggio alla ricerca di avventure e amori, mossi da sentimenti di lealtà, di devozione, di cortesia.
La crisi della cavalleria.
 Dopo il periodo medievale, l’ideale cavalleresco sopravvisse, ma fu lentamente svuotato del suo valore fino a ridursi, nelle corti rinascimentali, a pura esteriorità. Nel 1400-1500 con l’affermazione della civiltà umanistica e rinascimentale, la figura del cavaliere si trasforma. Egli ora, nei poemi epici, non viene più rappresentato come l’eroe per eccellenza, il depositario di tutte le virtù, bensì come un uomo, con le  debolezze, le passioni tipiche degli altri uomini. D’altra parte tale trasformazione riflette la nuova realtà e mentalità del Rinascimento, attenta a valorizzare l’uomo e i suoi sentimenti. In questo periodo inoltre la materia cavalleresca intende soddisfare le esigenze di una società aristocratica di gusti ricercati, più facile a entusiasmarsi per le narrazioni di amore e avventura, che per le vicende di guerra e di dedizione al dovere.  Nelle corti rinascimentali si continuavano ad ascoltare storie che avevano per protagonisti i cavalieri; non più però per esaltarne gli alti ideali, ma per divertire i nobili con il racconto delle loro strabilianti avventure. Ormai in quell’epoca, in cui cominciavano a diffondersi le armi da fuoco, la figura del cavaliere apparve definitivamente tramontata e con essa gli ideali a cui si ispirava.  Gli scrittori del XV e del XVI secolo capirono tale declino e lo descrissero nelle loro opere – che riprendevano i racconti epico-cavallereschi medioevali – ora con ironia, come Ludovico Ariosto nel suo Orlando Furioso; ora con nostalgia, come Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata; ora con ironia e nostalgia insieme, come lo spagnolo Miguel de Cervantes nel suo Don Chisciotte.
Orlando, paladino di Francia, protagonista dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, non è più rappresentato come un valoroso difensore della fede, ma come un cavaliere che lascia il campo cristiano di Carlo Magno e la difesa di Parigi, travolto dalla passione amorosa per la bellissima Angelica, figlia del re del Catai.Nella Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, invece, il cavaliere torna ad essere l’eroe animato da forti ideali religiosi, anche se tormentato de passioni terrene. Infine nel 1600 il Don Chisciotte dell’autore spagnolo Miguel de Cervantes segna la definitiva scomparsa del cavaliere medioevale. Don Chisciotte non è altro che una patetica figura di cavaliere che vive “da folle” avventure appartenenti a un mondo ormai passato.

giovedì 3 maggio 2012

Proemio Eneide


Canto le armi,
canto l'uomo che primo da Troia
venne in Italia, profugo per volere del Fato
 sui lidi di Lavinio. A lungo travagliato
e per terra e per mare dalla potenza divina
a causa dell'ira tenace della crudele Giunone,
molto soffrì anche in guerra: finché fondò una città
e stabilì nel Lazio i Penati di Troia,
origine gloriosa della razza latina
e albana, e delle mura di Roma, la superba.
Musa, ricordami tu le ragioni di tanto
doloroso penare: ricordami l'offesa
e il rancore per cui la regina del cielo
costrinse un uomo famoso per la propria pietà
a soffrire così, ad affrontare tali
fatiche. Di tanta ira son capaci i Celesti?

Versione in prosa del proemio


Canto le imprese militari (battaglie)
ed Enea, il primo uomo che da Troia
giunse in Italia, fuggiasco (profugo) per volere del Fato (destino)
sui lidi del Lazio dove sarebbe sorta Lavinio. Sospinto a lungo
sia per terra che per mare dall’ostilità degli dei
a causa dell'ira tenace della crudele Giunone,
molto soffrì anche in guerra: finché fondò una città
e stabilì nel Lazio i Penati di Troia,
origine gloriosa della razza latina
e albana, e delle mura di Roma, la superba.
Musa, ricordami tu i motivi di tanto
doloroso penare: ricordami l'offesa
e il rancore per cui la regina del cielo
costrinse un uomo famoso per la propria pietà
a soffrire così, ad affrontare tali
fatiche. Tanto grande è la furia degli dei?

commento al proemio


 Anche l’Eneide comincia con un proemio nel quale si riassume l’argomento, si introduce il protagonista e si invoca la Musa senza però chiederle l’ispirazione, infatti con il termine "canto" il poeta sottolinea la sua originalità.
Fin dai primi versi emergono alcuni aspetti originali del proemio di Virgilio, tra cui la convinzione che la storia umana sia caratterizzata dal dolore e dalla sofferenza e l’interpretazione della missione di Enea come fattore determinante per la nascita di una nuova e superiore civiltà: quella romana.
Un altro elemento di novità è costituito dalle caratteristiche morali e psicologiche dell’eroe troiano, che non è aggressivo e feroce come il protagonista dell’Iliade, Achille, né astuto e sagace come il greco Odisseo, ma è soprattutto dotato di pietas, un insieme di devozione religiosa, amore per la patria,rispetto verso la famiglia e capacità di anteporre il bene comune al proprio interesse personale.

Esercizi sul proemio


  1. Quali eventi futuri vengono anticipati nel proemio?
  2. Secondo te gli eventi futuri citati nei versi 7-10  sono fatti storici o leggende?
  3. Cosa chiede Virgilio alla Musa? 
  4. Quale caratteristica morale distingue Enea dagli altri uomini? Sottolinea l’espressione utilizzata da Virgilio.
  5. La convinzione di Virgilio che la vita e la storia umana siano soprattutto dolore emerge da numerose espressioni che richiamano il concetto di sofferenza e difficoltà: sottolineale e trascrivile sul quaderno